Giulio, studente con sindrome di Down. Oltre le barriere prende 100 alla Maturità

Classe 2006, Giulio Mattarollo è appassionato di letteratura e storia e ha conquistato il massimo dei voti all’istituto Vendramin Corner a Venezia: «Grazie alla scrittura farcita di fantasia, butto fuori me stesso»

Marta Artico
Giulio Mattarollo, neo diplomato con il massimo dei voti
Giulio Mattarollo, neo diplomato con il massimo dei voti

«La commissione d’esame mi ha fatto i complimenti e ne sono fiero, non accade tutti i giorni». Giulio Mattarollo, classe 2006, sguardo acuto e una “r” che gli dona un che di intellettuale, è un giovane con sindrome di Down, che si è diplomato con cento centesimi al Vendramin Corner.

Ha frequentato l'Ipssas – Servizi per la Sanità e l'Assistenza Sociale – l'indirizzo professionale per chi vuole lavorare con le persone: si studiano scienze umane e sociali, psicologia, igiene sanitaria e metodologie operative per rilevare i bisogni del territorio e progettare interventi di cura e inclusione.

Residente a Casier, in provincia di Treviso, ogni giorno si è recato in centro storico, perché le scuole che desiderava frequentare non avevano posto e l’istituto lagunare gli ha invece aperto le porte.

Amante della letteratura, della storia, della religione e della psicologia (le sue materie preferite), si è preparato all’esame di maturità con la sicurezza di chi ha i voti alti e punta diritto al massimo.

Tra le sue passioni, c’è la scrittura. «Amo scrivere racconti di fantasia, in cui mettere me stesso» dice. E infatti, il suo tema di italiano, è piaciuto molto. Cosa hai scelto? «Ho svolto la traccia C1 su "Funziona a meraviglia" di Wenke Husmann» spiega «ho parlato di me, delle mi esperienze personali, ci ho messo dentro Giovanni Pascoli e molto altro» dice fiero.

Si è preparato alla maturità da solo, ha fatto il suo piano, grazie a una buona autonomia nello studio, che ha raggiunto mediante il percorso di potenziamento cognitivo, il sostegno dell’istituto, delle persone che lo hanno seguito e della sua determinazione.

Ha portato un video di presentazione, si è destreggiato con i power point. Studiare, è la sua passione, e si sente dalla padronanza di linguaggio, la stessa grazie alla quale ha positivamente colpito la commissione.

Materie preferite? «Ne ho diverse: italiano, storia, scienze e religione, ma anche psicologia e metodologia, nel campo di indirizzo».

Voti più alti? «In diverse materie, andavo bene anche in psicologia, oltre che in lettere e storia». Autore preferito? «Gabriele D’Annunzio». Periodo storico? «Roma, gli imperi, ma anche la preistoria». Cosa ami delle religioni? «Mi piace studiarle, anche se ambisco a diventare spiritualmente libero, ma amo soprattutto quelle buddiste: il continuo ciclo della nascita, mi piacerebbe reincarnarmi in un animale, magari un delfino».

La sua filosofia ricorda un po’ quella della celebre parabola taoista narrata dal filosofo Zhuangzi, che sognò di essere una farfalla spensierata.

Cosa ha spinto la commissione a darti cento? «Il percorso, quello che ho trasmesso, la proprietà di linguaggio» dice senza tentennamenti. E aggiunge con un po’ di orgoglio: «Partivo con dei voti molto alti, ma non fanno mai complimenti a caso».

Oltre al tema sulla meraviglia, in cui ha parlato di se stesso, Giulio si è cimentato anche nella prova di specialità, inventando un progetto innovativo destinato agli anziani, in cui alcuni giovani realizzano mediante l’IA, un avatar che aiuta le persone nei loro bisogni.

Cosa c’è nel tuo futuro? «Vorrei studiare pedagogia allo Iusve di Mestre». Ma prima, Giulio farà volontariato per un anno alla Caritas di Treviso, avendo passato le selezioni, lavorerà part time in mensa e in lavanderia, mettendosi a disposizione degli altri e dei meno fortunati. Tra i suoi hobby l’atletica, il percorso scout e soprattutto la scrittura, grazie alla quale esprime se stesso. «Grazie alla scrittura farcita di fantasia, butto fuori me stesso» spiega. Cosa ti meraviglia della vita? «La natura e le piccole cose di ogni giorno».

Giulio ha seguito un percorso educativo individualizzato, come molti altri studenti, ma gli obiettivi sono rimasti i medesimi della sua classe, quelli ministeriali.

La scuola ha messo in atto dinamiche che lo hanno fatto integrare con la classe e l’istituto, ed è questa la marcia in più che gli ha consentito di portare a termine il suo percorso nel migliore dei modi, distinguendosi per i successi ed esprimendo le sue potenzialità.

«Se si sta bene assieme si lavora bene» racconta la madre, orgogliosa dei successi del figlio così come il papà, prima sostenitrice del suo percorso,della sua voglia di realizzarsi e diventare qualcuno.

 

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