Stop al Gpl, il Tar al Ministero «Indennizzi Costa Bioenergie»

CHIOGGIA
Il Tar accoglie il ricorso di Costa Bioenergie contro l’immobilismo del ministero dello Sviluppo economico (Mise) nel dar corso alla legge 126 del 2020 che all’articolo 95 vieta gli impianti gpl nei siti Unesco. La sentenza, pubblicata ieri, impone al Mise 30 giorni per procedere con i decreti attuativi e con la previsione di un indennizzo per chi abbia realizzato un impianto in base a un’autorizzazione precedente, come nella fattispecie di Chioggia.
Ieri si è anche tenuta la seconda udienza del processo penale contro Aspo accusata dalla Procura di Venezia di occupazione abusiva della banchina demaniale in Val da Rio e di aver realizzato senza autorizzazioni un cunicolo trasversale destinato alla condotta per il travaso di gpl dalla gasiera al deposito. Nell’udienza è stato accolta la richiesta del comitato No di costituirsi parte civile, colmando anche un vuoto dato che Comune e Città metropolitana non hanno reputato di farlo.
Il ricorso di Costa Bioenergie era stato presentato contro il Mise, ma anche contro i ministeri dei Beni culturali, dell’Ambiente e dei Trasporti per accertare l’illegittimità del silenzio tenuto dal Mise sulla diffida formulata dalla ricorrente perché venissero adottati gli atti conseguenti alla legge 126 tra cui criteri e modalità per il riconoscimento dell'eventuale indennizzo, nei limiti delle risorse previste nell’articolo 95 che prevede stanziamenti pluriennali per complessivi 29 milioni di euro.
La ditta ha diffidato il Mise all’adozione del decreto e il Tar ha accolto l’istanza. Ieri si è tenuta anche l’udienza del procedimento penale contro Aspo. La Procura contesta l’occupazione abusiva della banchina A e la realizzazione di un cunicolo lungo 23 metri e largo 2.70 destinato alla condotta per il travaso di gpl.
«Il Tribunale ha ammesso il comitato No Gpl e Mario Gianni come privato cittadino a costituirsi parte civile», spiega Gianni, divenuto da pochi mesi presidente del comitato, «è un riconoscimento importante per rappresentare gli interessi della città, dato che le istituzioni che lo potevano fare non l’hanno fatto. Siamo assistiti dall’avvocato Elio Zaffalon, un penalista specializzato in cause ambientali. In questo processo la Procura contesta a Aspo che i lavori del cunicolo siano stati ultimati dopo la scadenza dei termini della concessione della banchina e contesta che i lavori non fossero previsti. La prossima udienza si terrà il 31 maggio. La nostra battaglia continua, in questo momento siamo impegnati su tre fronti: questo procedimento penale; ci siamo associati alla Capitaneria nel ricorso al Tar che la ditta ha intentato per contestare la necessità della variante al Prg del porto e stiamo premendo su Roma per capire a che punto sia la procedura per il decreto attuativo della legge 126». —
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