Sostegni ai commercianti «Sono briciole, ne servono altri»

Il campo commerciale e alberghiero del Veneto orientale conferma  che il governo sta mandando fondi fino a 6 mila euro, ma sono pochi  

la situazione

I ristori stanno arrivando nel Veneto orientale, ma resta la delusione delle categorie per le somme giudicate irrisorie. Garantiti soprattutto nell’entroterra per bar, negozi e attività commerciali che però lanciano un appello al governo: «Presto nuovi decreti per integrarli».

Una media di 1.000 o 2.000 euro con punte di quasi seimila per gli hotel che sono un po’ in ritardo rispetto agli altri settori. Delle quasi trentamila attività e imprese del Veneto orientale, tra commercio, artigianato e turismo circa la metà dovrebbe essere destinataria dei ristori dello Stato, già garantiti attraverso una procedura – questo è il punto di forza – riconosciuta come veloce.

Il problema è l’entità delle somme ricevute. «Sono briciole» dice il presidente mandamentale di Confcommercio Angelo Faloppa «pochi per tutte le categorie che hanno sofferto a causa delle restrizioni. Non possiamo che sperare in nuovi fondi da altri decreti». Penalizzate sono categorie come gli agenti di commercio, il settore abbigliamento, gli ambulanti, i negozi di articoli da regalo che hanno avuto un enorme calo dei fatturati.

Confcommercio segnala poi un’anomalia: la penalizzazione subita da chi magari ha venduto un bene relativo alla propria attività e che poi è stato considerato fatturato, come chi ha ceduto un capannone per acquistarne un altro. I soldi introitati sono stati considerati nel fatturato.

Il settore turistico alberghiero è altrettanto penalizzato come conferma il delegato Ava (associazione veneziana albergatori)Maurizio Trevisiol del Leon d’oro Hotels di Noventa: «Un albergatore può aspirare a seimila euro di indennizzo, ma il sostantivo ristoro è inappropriato. È un'elemosina per chi ha visto la sua attività crollare pur avendo consistenti spese».

Sulla stessa linea il delegato al turismo di Confapi Venezia, Roberto Dal Cin. I cosiddetti ristori, come li chiamano» commenta il referente «appaiono come briciole per i colombi perché proporzionalmente rappresentano un’inezia nel bilancio complessivo di un anno segnato dalla pandemia e dalle continue restrizioni». —

Giovanni Cagnassi

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