«Silvano Maritan voleva uccidere Lovisetto»

La Cassazione respinge la tesi della legittima difesa e conferma 14 anni e 4 mesi per omicidio volontario e porto d’arma
Roberta De Rossi
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - SAN DONA' DI PIAVE - LUVISETTO ALESSANDRO
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - SAN DONA' DI PIAVE - LUVISETTO ALESSANDRO

san donà

Nessuna legittima difesa, Silvano Maritan voleva uccidere Alessandro Lovisetto quando lo ha colpito cinque volte con la lama di un coltello a serramanico, fino alla ferita letale al collo. Lo hanno ribadito i giudici della Corte di Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno confermato la condanna a 14 anni e 4 mesi per omicidio volontario e porto d’arma, inflitta dalla Corte d’Appello respingendo così l’articolato ricorso presentato dall’avvocato difensore Giovanni Gentilini.

«La sentenza d’Appello», scrivono i giudici supremi, «ha illustrato come nessuno spazio possa esservi per configurare la legittima difesa putativa, a fronte di una condotta posta in essere adoperando un coltello per colpire un uomo sempre disarmato intento solamente a difendersi anche quando spingeva l’imputato».

L’incontro tra vittima e omicida per strada, davanti al Caffè Letterario nelle affollate ore dello struscio serale a San Donà, era stato casuale. Ma per la Corte di Cassazione non c’è dubbio alcuno - come già per il Tribunale di Venezia prima e la Corte d’Appello, poi - che il 13 novembre 2016 Silvano Maritan abbia voluto uccidere Lovisetto quando al culmine di una lite lo ha colpito con un coltello a serramanico. Movente: il rancore verso il nuovo compagno della sua ex. Non li ha convinti la difesa di Maritan, che da parte sua ha sempre sostenuto di essersi solo difeso dall’aggressione di Lovisetto, che lo aveva spinto a terra e di averlo disarmato del coltello, tanto da procurarsi un taglio alla mano. Ricostruzione che non ha convinto la Cassazione, che nelle articolate motivazioni della loro sentenza ricordano che a descrivere come siano andate le cose vi sia il racconto univoco fatto da «tre attendibili testimoni oculari», che hanno raccontato anche di aver sentito Maritan dire «te copo» nel corso di quei drammatici minuti, oltre «ai dati oggettivi dei colpi inferti».

La spinta di Lovisetto che fece cadere Maritan? «Semplice difesa della vittima da una minaccia a mano armata dell’imputato, che dava la chiara dimostrazione dell’intenzione di passare alle vie di fatto». Nel suo ricorso, la difesa aveva sostenuto che la sentenza d’Appello andasse comunque annullata, perché firmata anche dal giudice supplente, quando la legge esclude l’intervento solo in sede di sentenza, a dibattimento concluso. Per la Corte Suprema non c’è dubbio che a sentenziare sia stata la Corte nella sua forma originale, affiancata in termini di mera presenza dal giudice supplente.



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