Sigilli confermati al Casone dato in affitto ai turisti in estate

CAORLE
Case sequestrate dalla Guardia costiera di Caorle in zona Falconera, per il tribunale del riesame di Pordenone “sussiste il fumus del reato” in ordine alle ipotesi di occupazione abusiva di spazio demaniale marittimo e inosservanza di limiti alla proprietà privata (articolo 54 e 1161 del codice della navigazione). Il 21 settembre il tribunale collegiale, presieduto da Alberto Rossi, giudici a latere Piera Binotto e Giorgio Cozzarini, si è pronunciato sul ricorso depositato dal proprietario di due fabbricati sui quali sono stati messi i sigilli il 3 agosto. A richiedere il sequestro, il pm Pier Umberto Vallerin, titolare dell’inchiesta. Il tribunale ha mantenuto il sequestro preventivo sul fabbricato dato in affitto ai turisti, ritenendo che la destinazione d’uso, visti i fini di profitto, appaia “effettivamente idonea ad aggravare e protrarre le conseguenze del reato” e ha invece revocato i sigilli sulla casa in cui da decenni risiede una famiglia di Caorle (che peraltro ha ereditato una situazione pregressa). I giudici sottolineano che i due edifici sono stati costruiti “in assenza di titolo edilizio” intorno alla metà degli anni Cinquanta.
L’appartenenza al demanio marittimo dell’area in cui sorgono le case, secondo i giudici, “si ricava - quanto meno a livello di fumus – sia dall’estratto del sistema informativo demanio marittimo e dalle visure catastale in atti, sia dalla denuncia inoltrata dall’Agenzia del Demanio il 27 luglio 2017 alla Procura di Venezia”, ma anche dagli atti che documentano dal 1967 al 2017 i rapporti fra i privati e la pubblica amministrazione. Risale al 1967 la nota con la quale l’intendenza di finanza della provincia di Venezia denunciava l’occupazione di una zona demaniale con un’abitazione e un esercizio commerciale e l’impegno dei privati a pagare le indennità. Nel 1989 i proprietari hanno chiesto una riduzione. Nel 2016 invece l’ispettore demaniale ha accertato l’occupazione senza titolo di due fabbricati, oggetto di richieste di condono edilizio, e contestualmente l’agenzia del demanio ha ingiunto di procedere all’accatastamento entro 15 giorni. Si sono mossi poi la Regione e il Comune per la regolarizzazione del titolo concessorio e la richiesta degli indennizzi per occupazione senza titolo a tutela dell’erario. Il tribunale del riesame ha sottolineato che il proprietario ha pagato alcuni acconti ma non ha regolarizzato l’occupazione dello spazio. —
I.P.
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