Sicurezza a Venezia, il sindaco Brugnaro: «Non ho fallito, ma il lavoro su via Piave va completato»
A Marghera inaugura la nuova caserma della Polizia locale e rilancia il tema sicurezza: «Taser, unità cinofile e presidi vanno difesi». Il comandante Marco Agostini: «Organico in crescita e città sempre più integrata»

«Non ho fallito sulla sicurezza, non ho completato il lavoro, che va continuato e messo un punto su via Piave. Questo è vero. Ci dicano i candidati, cosa vogliono fare loro, per ora ho sentito solo idee confuse».
La nuova caserma della polizia locale
Taglio del nastro della nuova caserma della Polizia locale di via Cafasso a Marghera, martedì mattina. Un edificio moderno, necessario, a fianco al canile dove vengono addestrati i cani anti droga, e che sarà successivamente ampliato, fiore all’occhiello del Corpo.
Durante il taglio del nastro, il sindaco, Luigi Brugnaro , a meno diciannove giorni dalla fine mandato, come non manca mai di ricordare aggiornando il countdown, ha parlato in lungo e in largo di sicurezza , spiegando quanto fatto, ammettendo dove ancora serve lavoro, vedi alla voce via Piave e ponendo lui stesso delle domande ai candidati sindaco in campo per le prossime amministrative.
Il sindaco e la sicurezza
«Mi accusano di aver fallito sulla sicurezza. Ma non è vero. Su via Piave ci siamo dati tantissimo da fare tutti quanti. Purtroppo non siamo riusciti a mettere un punto finale, ma sul resto della città sì però. Nel resto della città abbiamo ancora delle sacche, prendo ad esempio il caso delle borseggiatrici in centro storico, che oramai tutti conoscono, sono stati anni di lotta continua contro queste persone, certo. E poi ci sono zone attorno all’area della stazione di Marghera. Ma la nostra risposta è stata una stazione nuova. Che ci siano ancora dei problemi è vero, ma non come qualcuno dice che abbiamo fallito sulla sicurezza, dobbiamo continuare ad affrontare i problemi, questo sì.

Le domande ai candidati
Ha proseguito: «I quad della Polizia locale non c’erano una volta, se li sognavano. Domando io ai candidati, ci saranno ancora i taser? No, perché hanno votato contro, quando è stato il momento. E sono da usare con moltissima cautela, li abbiamo usati una volta sola. Ma siamo stati i primi ad averli, perché salvano e mettono in sicurezza il personale, che la sera deve anche tornare a casa. Noi abbiamo difeso politicamente queste scelte, a viso aperto. Vorrei sapere, se intervistate questi candidati, il taser, ripeto, ci sarà ancora? Oggi diamo per scontato che la Polizia locale sia armata, ma prima non lo era. Avevamo i vigili urbani col pancione che davano le multe per divieto di sosta. Attenzione che nulla è scontato, la vogliono ad esempio la Marina Militare a Venezia? Lo dicano se la vogliono. E i cani anti droga? Ci hanno preso in giro per questo, facevano le vignette del sindaco sceriffo, adesso la nostra è diventata una delle unità cinofile più importanti d’Europa. Che ne faranno? Lo dicano i candidati, resteranno i cani anti droga o se li porteranno a casa i padroni? Rischiano la vita gli agenti della Locale, vogliamo riconoscere loro un diritto?».

E sempre in tema sicurezza: «Abbiamo realizzato la caserma dei carabinieri al Tronchetto, è in funzione, ma non ho ancora avuto tempo di inaugurarla». Poi ha rimarcato: «Non ho fallito sulla sicurezza, ma non ho finito il lavoro».
Il comandante della polizia locale
E sempre rimanendo in tema sicurezza, è intervenuto anche il comandante generale della Polizia locale, Marco Agostini: «Oggi abbiamo 500 uomini, ma speriamo di assumerne altri 200, 250. Inoltre bisogna tenere conto che la città è cambiata. Se avete visto gli agenti schierati, vi siete resi conto che sono multi etnici, con varie origini di provenienza. È una delle indicazioni ed evidenze di una città integrata. Dove ci sono poliziotti integrati, significa che la città funziona, e anche questo è un segnale».

Agostini ha poi aggiunto: «Siamo stati i primi a scrivere le regole del taser e i nostri istruttori hanno istruito polizia e carabinieri. Siamo preparati, pronti e con esperienza: non è questo un aspetto ideologico, ma pratico. Il fatto di avere il taser, non ce l’ha fatto usare se non una volta quando una persona ha sbroccato in tribunale. Per il resto nove volte su dieci è stato sufficiente estrarlo, per tranquillizzare i soggetti».
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