Sicurezza, Martella contro Speranzon: «Il fallimento della destra è lampante»

Venezia è la città meno sicura del Veneto. «La riqualificazione urbana è necessaria, serve una svolta»

Daniele Ferrazza
Andrea Martella, candidato sindaco del centrosinistra
Andrea Martella, candidato sindaco del centrosinistra

A meno di cento giorni dalle elezioni comunali di Venezia la campagna elettorale si addensa sempre più sul tema della sicurezza: reale e percepita.

A Raffaele Speranzon, che al nostro giornale dichiara «non siamo messi male dal punto di vista del numero dei reati, ma ci sono zone dove si percepisce effettivamente una insicurezza più marcata» replica il candidato sindaco del centrosinistra, Andrea Martella: «Quando il senatore Raffaele Speranzon, principale azionista del centrodestra veneziano - spiega Martella - sostiene che “non c’è una vera emergenza” e che il problema è “più di percezione che di realtà”, dovrebbe avere il coraggio di dirlo guardando negli occhi le famiglie che hanno paura, gli operatori economici che lavorano in quartieri segnati da risse e aggressioni, i residenti che ogni giorno vedono crescere tensione e degrado».

«Risse, coltelli, spaccio sono la normalità?»

La situazione, secondo Martella, appare sotto gli occhi di tutti: «Risse, coltelli, costanti episodi legati allo spaccio, una lunga serie di episodi violenti: basta sfogliare i giornali di questi giorni senza paraocchi per capire che non stiamo parlando di suggestioni. Sarebbe questa la normalità di cui parla Speranzon? E se lui stesso ammette che molte zone “vanno riqualificate”, sta certificando undici anni di promesse mancate. La riqualificazione urbana non è un dettaglio: è parte integrante delle politiche per la sicurezza. E se oggi è necessaria, significa che ieri non è stata fatta». Per Martella «la destra ha trasformato la sicurezza in uno slogan, salvo poi minimizzare quando i problemi esplodono. Non si può negare la realtà e insieme rivendicare di aver governato per oltre un decennio. Case e negozi che si barricano non sono un’invenzione dell’opposizione: sono il segno di un fallimento politico».

«Sicurezza, diritto dei cittadini»

«La sicurezza – conclude Martella – è un diritto pieno dei cittadini e riguarda soprattutto i più fragili. Si garantisce con presìdi, prevenzione, rigenerazione dei quartieri, coordinamento tra istituzioni, non con la propaganda. Serve una svolta vera. Avanti col cambiamento: dimostreremo che la nostra amministrazione può affrontare e risolvere con determinazione ciò che la destra ha lasciato irrisolto».

Quanto ai dati, secondo l’ultima edizione del rapporto del Sole 24 Ore su dati Istat, la situazione colloca Venezia si colloca all'ottavo posto tra le province più pericolose d’Italia. Davanti ci sono Milano, Firenze, Roma, Bologna, Rimini, Torino e Prato.

Il dato del numero dei reati denunciati è quello relativo al 2024, dove Venezia conta 4.964,2 denunce ogni 100mila abitanti e un totale di 41.398 reati denunciati. Furti e borseggi sono i delitti più denunciati, in gran parte legati al grande afflusso turistico.

A questo numero si aggiunge un numero significativo di truffe e frodi informatiche con 4.942 casi, che collocano la provincia al 13° posto nazionale. Il dato dei delitti è influenzato dall’intensità del turismo, dai flussi commerciali e dalla presenza di aree portuali. Nel Veneto il capoluogo è considerato la città meno sicura del Veneto.

Il confronto con Padova, ad esempio, è presto fatto: poco più di 35 mila reati denunciati e 3755 denunce per centomila abitanti, anche se Padova “tiene testa” al capoluogo per numero di denunce legate allo spaccio di sostanze stupefacenti.

A Padova si registrano 618 denunce contro le 365 di Venezia. Il divario è molto più pronunciato nelle rapine: 478 a Venezia, 382 a Padova, mentre non c’è storia nei furti, dove Venezia “vince” con oltre 22 mila denunce contro le 16 mila di Padova. I furti con destrezza, ascrivibili al fenomeno dei borseggi, sono quasi semila a Venezia e poco meno di duemila a Padova. —

 

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