Scuola Diedo, dal Patriarca di Venezia l’altolà alla vendita

La comunicazione in una lettera inviato alle suore della Riparazione. L’operazione non può essere portata a termina per una convenzione che risale a fine Ottocento.

La protesta organizzata dai genitori della scuola Diedo nelle scorse settimane
La protesta organizzata dai genitori della scuola Diedo nelle scorse settimane

Altolà del Patriarca di Venezia alle suore della Riparazione che hanno messo in vendita l’ex convento che ospita la scuola primaria Diedo, a Cannaregio. L’operazione avrebbe dovuto avere un via libera che non è stato neppure chiesto e non può essere comunque portata a termine per una convenzione che risale a fine Ottocento: è ciò che il Patriarca ha notificato alla Superiora generale dell’Istituto religioso milanese.

Nella missiva il Patriarcato esprime «vero rammarico» ed evidenzia che «sino ad oggi, non consta rispettato il dettato del n° 2.1 delle “Linee orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società i vita apostolica” emanate nel 2014 dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica che ribadiscono l’importanza e richiedono che vi sia un “il dialogo con l’Ordinario del luogo […] nel caso in cui gli Istituti abbiamo intenzione di chiudere case o opere o di alienare immobili”».

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La protesta organizzata dai genitori della scuola Diedo

Nella stessa lettera viene poi ricordata la disciplina canonica vigente nella Chiesa per l’alienazione di beni che essendo fondazionali hanno carattere di “patrimonio stabile” di un Istituto, come nel caso del convento “Canal-Marovich”. La questione sollevata riguarda il fatto che l’Istituto della Riparazione non ha provveduto ad informare il Patriarcato di Venezia della volontà di alienare i beni per i quali non sono stati ancora rispettati i passaggi richiesti dalla Santa Sede.

Il Patriarcato di Venezia ha voluto sottolineare poi un altro problema che ha addirittura «maggior rilievo»: si tratta delle clausole e condizioni imposte nelle due convenzioni, una del 21 maggio 1876 e un'altra del 20 settembre 1880, sottoscritte dai Fondatori e volte regolare l’unione dell’Istituto Canal-Marovich di Venezia e l’Istituto Nazareth di Milano. Tali clausole e condizioni «obbligano in perpetuo - scrive il Patriarcato di Venezia – l’Istituto delle Suore Riparatrici all’uso dei beni inerenti la Casa e al Fondi di Venezia ad “esclusivo vantaggio dell’Opera in Venezia”, con l’esclusione, quindi, d’ogni altro scopo, compreso quello perseguito dalla Casa di Milano e il vincolo “a non alienare, quindi né ipotecare o distrarre in qualsiasi modo da Venezia suddetta proprietà”».

Inoltre, si sottolinea anche «che la convenzione del 1880 lega inscindibilmente a Venezia i beni della Casa e del Fondo del Canal-Marovich ponendo il Patriarca di Venezia pro tempore in posizione sovraordinata rispetto ad essi, compresa l’ipotesi di estinzione, con i conseguenti diritti e doveri sugli stessi beni mobili e immobili, fino ad attribuire al Patriarca di Venezia il compito di interpretare e rendere sempre efficace la volontà del Fondatore».

La lettera inviata formalmente a Milano si conclude intimando alle Suore della Riparazione di dichiarare il loro fermo proposito di «ottemperare pienamente alle volontà di mons. Canal, già anticipando che, diversamente, il Patriarcato di Venezia sarà costretto a procedere nei fori civile e canonico per la tutela delle prerogative che egli stesso ha voluto attribuire e riservare in perpetuo al Patriarca di Venezia pro tempore».

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