San Piero de Casteo: la festa per tutti che unisce i veneziani

Bruno Tommasini è il re della sagra: «Aiuto da cinquant’anni questa realtà che sopravvive e cresce meravigliosa»

Costanza Francesconi
I banchetti alla Festa di San Piero de Casteo
I banchetti alla Festa di San Piero de Casteo

Intanto, qua mi so’ el più vecio. Bruno Tommasini è il volontario più anziano alla Festa di San Piero de Casteo, dalla scorsa settimana a domani lunedì 29 giugno – giorno di San Pietro – salotto all’aria aperta raggiunto a piedi o in barca dai veneziani di ogni sestiere e isola della laguna.

San Piero de Casteo: le immagini dalla 56esima edizione della Festa veneziana

Classe 1942, «nato in campo», Tommasini ha passato le estati ad allestire «la sagra più bella di Venezia», dice sorridendo. Veste una t-shirt blu dell’edizione 2023, come scritto su un nizioletto stilizzato.

Bruno Tommasini, il veterano dei volontari della sagra
Bruno Tommasini, il veterano dei volontari della sagra

Il carrello deambulatore è il suo trono. «Aiuto da cinquant’anni questa realtà che sopravvive e cresce meravigliosa sotto il campanile oggi finalmente restaurato e libero dalle impalcature».

Parla e lo salutano mamme e papà, figli e nipoti. Attorno non si contano i palloncini gonfiati ad elio, i pancioni di chi è in dolce attesa, i passeggini, le birre spinate.

«Siamo partiti con una tenda, i panini farciti per i ragazzini scout e le canzoni veneziane» ricorda Bruno, tra le altre anche ex sacrestano volontario, «adesso c’è posto a sedere per un reggimento, accogliamo studenti e turisti che scoprono della festa, e allora gli insegniamo i detti. Lo spirito è intatto».

Alle 19 la musica dal vivo ha già scaldato l’atmosfera. Il concerto sul palco comincia dopo le 21, intanto una band accompagna l’attesa per il cibo, a due passi dagli stand. Dalle griglie arrivano salsicce fumanti e polenta, dalle friggitrici pesce e patatine fritte. Tommasini resta fedele alle sarde in saòr «con un bicchiere di bianco».

In campo, l’unico in città con un tappeto di prato al centro, anche banchetti di beneficenza, i più disparati. Rosetta Penzo, «castellana doc», appartiene al Movimento adulti scout cattolici italiani.

Con Ilaria Donati e Cristina Mauro vende di tutto un po’. «In base al ricavato», spiega, «valutiamo chi poter aiutare». Di fianco, le maglie cucite ai ferri da Paola Bagan e Liliana Ballarin sono in vendita per supportare i bambini cardiopatici della Pediatria di Padova.

Le barche a remi e a motore cercano ormeggio ai lai in canale di San Pietro. Le compagnie di amici si dividono. C’è chi si accaparra tavolo e panche, chi ordina da mangiare, da quest’anno con un cicalino che suona quando è l’ora di ritirare.

Anche la Basilica di San Pietro di Castello è vestita a festa, con la facciata adorna delle chiavi del cielo – le chiavi di San Pietro – cucite assieme alla croce patriarcale dall’associazione Un filo che unisce. Una specie di arazzo.

Quello che corre indaffarato, che si accerta che tutto fili, è Paolo Basili, presidente dell’associazione organizzatrice, un vulcano inesauribile. «Tante novità ogni anno», riscontra entusiasta, «si rinnova una tradizione dipinta da Canaletto ancora nel Settecento, una Venezia che c’è e respira».

La settimana è attesissima da chi abita in zona, adulti e non. Cecilia Renier, 12 anni, è tra le più giovani a dare una mano, «come hanno sempre fatto mia mamma Chiara e mio papà Luca».

Mentre giù si canta e si balla, nella canonica proseguono gli assaggi del Trofeo Rita, “la sfida dei dolsi” dedicata a sua nonna, nata quindici anni fa.

«Quest’anno, giuria d’onore» svela Chiara, mamma di Cecilia e figlia di Rita, «pasticceri di Rosa Salva, Ponte delle Paste, Caldara, Didovich e Bonifacio valutano i dolci assieme agli studenti dell’alberghiero Barbarigo. Mia madre insegnava alle medie, penso sarebbe felice di sapere che anche dei giovani delle scuole sono coinvolti così». Musica, lotteria, sipario. Stamattina, domenica 28 giugno, è atteso il patriarca Francesco Moraglia.

 

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