Stalle roventi, la produzione di latte nel Veneziano va a picco
Il caldo ha fatto registrare un meno 25 per cento nelle aziende della provincia. La testimonianza di un allevatore: «Gli impianti di raffreddamento sono insufficienti per far fronte a queste temperature anomale, le mucche soffrono»

Il caldo asfissiante e l’afa stanno mettendo a rischio la salute umana, ma anche quella degli animali. Le conseguenze si vedono anche nelle stalle, dove la produzione di latte delle mucche è calata del 25% a causa delle alte temperature.
L’allarme era stato lanciato nei giorni scorsi dalla Coldiretti di Belluno a cui aveva fatto seguito la Confederazione italiana agricoltori: «Stiamo andando incontro a una nuova emergenza, dettata dalla prolungata siccità e dal caldo anomalo di queste settimane» sottolinea Rio Levis, presidente della Cia bellunese, «Già adesso le aziende zootecniche, che dipendono dall’autoproduzione dei foraggi, sono in forte difficoltà. Dovesse perdurare questa situazione ne risentirebbe l’intero comparto, con conseguenze disastrose».
Nuova tegola
Si tratta di una nuova tegola per il comparto veneziano, che appena pochi giorni fa aveva festeggiato il raggiungimento dell’accordo sul prezzo del latte, dopo mesi di preoccupanti montagne russe.
Adesso si chiama caldo il nuovo problema per un comparto, quello della zootecnia veneziana, che è già ridotto all’osso, con una cinquantina di aziende rimaste. Tra queste, quella di Lorenzo Favaretto, allevatore di Mirano legato a Confagricoltura. Nella sua azienda ha circa 400 animali, di cui 150 vacche da latte. Che stanno fortemente soffrendo il caldo.
Gli allevatori
«Certamente, anche le mucche stanno risentendo del caldo», spiega Favaretto, «Il problema è quanto caldo fa. Siamo di fronte a un caldo anomalo, troppo forte di giorno. Come ne risentiamo noi umani, anche gli animali lo avvertono. Gli allevatori sono dotati di impianti che raffreddano gli ambienti. Ma con queste temperature neppure gli impianti riescono a fare appieno il loro lavoro».
Il risultato è che le vacche, in stato di sofferenza fisica, producono meno latte. «In percentuale direi anche io un 25% in meno», prosegue Favaretto, «Il problema è il caldo forte e anche il fatto che perduri da tanti giorni». Nei giorni scorsi, il comparto aveva esultato per l’accordo raggiunto sul prezzo del latte. Adesso, però, bisogna fare i conti con il problema del caldo record. Favaretto è fatalista.
Produzione in calo
«Chi vive e lavora a contatto con la natura, sa che va così», conclude l’allevatore miranese, «Non è possibile pianificare l’andamento dell’annata produttiva. È impossibile dire come andrà l’anno lavorativo. Non produciamo microchip, per cui posso prevedere che per quest’anno avrò quel determinato prezzo. La natura è totalmente diversa».
Clima a parte, l’intesa raggiunta sul prezzo del latte rimane un passaggio importante per assicurare un periodo di stabilità agli allevamenti, in una fase resa particolarmente complessa anche in seguito ai continui aumenti della produzione lattiera a livello europeo. L’intesa è stata raggiunta nei giorni scorsi al termine del tavolo convocato al ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per affrontare la situazione del comparto lattiero-caseario.
Gli ultimi mesi sono stati particolarmente difficili per i produttori, messi a dura prova dalle tensioni sui mercati e da dinamiche speculative che hanno alimentato incertezza e pressioni sul valore riconosciuto al latte alla stalla. Per Coldiretti l’intesa è un passo importante per la stabilità delle stalle.
Prezzi stabili
«Si tratta di un accordo importante», dice la presidente di Coldiretti Venezia, Tiziana Favaretto, «La zootecnia da latte nel Veneziano è ridotta ormai a pochissime aziende, una cinquantina. Per questo è necessario salvaguardarle. Non possiamo accettare che i nostri agricoltori chiudano le stalle, a causa di un mancato riconoscimento di un prezzo equo necessario a coprire i costi di produzione».
L'accordo definisce il prezzo base per il latte del Nord Italia con sistemi differenziati. L’intesa prevede un prezzo di 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre e 50 centesimi per novembre e dicembre. Verrà corrisposto il totale del prezzo ai produttori che rispetteranno i quantitativi prodotti nel 2025, anno record per i volumi del settore. L'eventuale produzione eccedente sarà oggetto di trattativa diretta tra il singolo produttore e l'industria acquirente, configurandosi come contrattazione privata al di fuori dei parametri stabiliti dall'intesa.
Tornando alla questione caldo, il calo della produzione di latte nelle stalle è solo uno degli aspetti che sta preoccupando il settore agricolo. Non va meglio per le colture in campo aperto che iniziano a essere in sofferenza. In particolare, le giovani piante di mais e soia. Senza dimenticare i problemi legati alla conseguente siccità e carenza idrica, a fronte dell’accresciuto fabbisogno irriguo. Poi il problema dei lavoratori agricoli sotto il solleone. Per l’agricoltura è un’estate rovente, non solo per la colonnina di mercurio.
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