Roberto è stato assolto ma il suo procione Remigio deve restare rinchiuso a Modena

la storia
«Invece di essere assolto, avrei preferito riavere Remigio». A tanto arriva l’affetto che lega Roberto Dametto, originario di Oderzo e residente a San Stino di Livenza, a un procione ricevuto in dono anni fa e diventato ormai “di casa”.
Per lui, Dametto ha affrontato un processo in tribunale a Pordenone. Ma nonostante l’imputato sia stato assolto per tenuità del fatto, il procione non potrà tornare a San Stino di Livenza: il giudice ha deciso che dovrà restare rinchiuso a Modena, dove da due anni è ospite di un centro specializzato.
«È una vittoria a metà – commenta il legale di Dametto, l’avvocato Alvise Tommaseo Ponzetta – perché il tribunale ha riconosciuto la buona fede del mio assistito, del quale anche il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione. Ma Remigio non gli verrà restituito, nonostante la gabbia e l’ambiente dove lo custodiva fossero in regola».
Una sentenza che lascia l’amaro in bocca al proprietario dell’orsetto lavatore, incontrato alcuni anni fa durante un viaggio nel sud Italia e accolto in famiglia. Un animale che, secondo la legge 150 del 1992, non è catalogato come specie esotica ma potrebbe portare rabbia e leptospirosi ed è quindi considerato un pericolo. Per detenerlo servirebbe un’autorizzazione speciale, rilasciata dalla Prefettura, come succede per circhi e zoo.
«Quando, nel 2017, è uscita una nuova normativa che permetteva di regolarizzare la situazione, io l’ho fatto» racconta Dametto. Ma dopo la segnalazione, è scattato il controllo del servizio Cites dei carabinieri. Remigio è stato sequestrato, Dametto denunciato.
Mentre la storia del procione diventava di pubblico dominio – con tanto di interrogazione parlamentare – l’iter giudiziario proseguiva: rigettata l’istanza di dissequestro, Dametto si è visto arrivare un decreto penale di condanna a un’ammenda di 750 euro, al quale si è opposto. Da qui il processo, che ieri lo ha visto prosciolto dalle accuse nei suoi confronti (con riferimento all’esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto) ma senza la restituzione dell’amato animale.
«Lo Stato ha un conflitto con se stesso – commenta Dametto – ma la direttiva europea è chiara. Qui non è una questione di benessere animale, come ha spiegato anche il veterinario durante l’istruttoria. Intanto io ho speso un sacco di soldi e da due anni non vedo Remigio».
Il caso è destinato a far parlare ancora, indipendentemente dalla prosecuzione in Appello del procedimento penale. «Ora nessuna associazione ci supporta – spiega il proprietario – e io sto cercando di contattare il ministero». «Siamo di fronte all’ennesima angheria nei confronti di un cittadino – commenta il parlamentare bellunese Dario Bond, firmatario già della prima interrogazione parlamentare – e sicuramente porterò di nuovo il caso in Parlamento». —
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