Risse tra bengalesi e nordafricani a Mestre: tre in ospedale

Il titolare del salone di via Cappuccina: «Siamo nel mirino di tunisini violenti»

Marta Artico

 

«Basta, vogliamo sicurezza, non riusciamo più a lavorare, siamo vittime dei tunisini violenti e alterati». Due episodi di violenza si sono verificati mercoledì 20 maggio sera tra via Cappuccina e via Fogazzaro a Mestre, teatro di due risse. La peggio l'hanno avuta tre cittadini bengalesi che sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso di Mestre, feriti da altrettanti cittadini di origine nordafricana.

Bengalese ferito a un piede

In via Cappuccina il primo, che ha avuto luogo in un barber shop bengalese all'altezza dell'istituto scolastico, Bengali Salon, vicino alla fermata Actv, di proprietà di Kazi Nurullah.

Un cliente tunisino si sarebbe rifiutato di pagare il servizio per l’ennesima volta, e a quel punto tra il titolare e il magrebino è scoppiato un diverbio sfociato nell’aggressione del bengalese, che si è recato a sporgere denuncia, dopo essersi fatto medicare all’ospedale. Il tunisino è finito contro la vetrata del negozio, stando ai racconti dei presenti, che ha preso anche a calci, spaccandola. Ma la ricostruzione non è chiara ancora.

Bottiglia usata per ferire

In via Fogazzaro, invece, altro episodio di violenza che segue un furto avvenuto alcuni giorni fa, quando il titolare del ristorante bengalese della via, Bhairab Restaurant, si è visto aprire la cassa da alcuni stranieri e sottrarre del denaro.

Mercoledì sera, sempre stando alle testimonianze parziali e farraginose, il titolare ha riconosciuto uno dei ladri, fatto che avrebbe scatenato la lite che ha visto il bengalese avere la peggio, tanto che è stato necessario il trasporto in ospedale. Un magrebino, infatti, lo avrebbe aggredito al volto con il collo di una bottiglia rotta, ferendolo e facendogli perdere parecchio sangue.

Le forze dell’ordine, sono intervenute sul posto. E in ospedale si è recato anche Kamrul Syed, portavoce della comunità e candidato Pd, per accertarsi delle condizioni dei connazionali. «Questa è sicurezza?» dice il presidente della Venice Bangla School «Auguro ai tre feriti una pronta guarigione». Poi mette in guardia la comunità con un post su Facebook, dicendo ai connazionali di stare attenti. «Chiediamo più tutele» spiega «perché spesso e volentieri veniamo presi di mira. Molti di noi lavorano a Venezia, tornano tardi la sera, magari con i mezzi pubblici. Solo due giorni fa hanno rubato il cellulare a un cittadino del Bangladesh vicino alla stazione». Chiude: «Abbiamo famiglia, giriamo con i bambini, chiediamo protezione».

«Sono alterati e aggressivi»

Kazi Nurullah, è il titolare del Bengali Saloon: «Offro un servizio a tutti, a prescindere dalla nazionalità» spiega il commerciante «ma non ne posso più. L’altra sera è arrivato il solito tunisino, pretende che gli tagli i capelli e lo sistemi, ma poi non vuole pagare. Ed è questo che è accaduto. Per l’ennesima volta gli abbiamo chiesto di saldare, e lui in tutta risposta ha iniziato ad aggredirci, ha picchiato me e se l’è presa con il mio dipendente. Mi ha ferito a un piede credo con un coltello che ha fatto sparire, poi ha spaccato la vetrina del negozio a calci e quando è arrivata la polizia, ha finto di essere stato ferito, gettandosi a terra».

Prosegue: «L’ora peggiore è quella della chiusura, quando abbiamo paura, perché queste persone sono pericolose: si drogano, sono spesso alterate, cerchiamo di allontanarli, ma tornano sempre». Infine: «Noi cerchiamo di lavorare, ma ci rendono la vita impossibile, abbiamo bisogno di aiuto». Kazi ha tre attività, la prima l’ha aperta nel 2008. Il peggio messo è il titolare del ristorante di via Fogazzaro, che si è ritrovato con la faccia piena di sangue, aggredito da uomo di origine nordafricana.

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