Rider, una paga da fame: «E’ caporalato»
La denuncia di Andrea Reccardo. In provincia di Venezia, dove le distanze sono maggiori, la paga è irrisoria: «Guadagniamo un euro a consegna, impossibile vivere»

Poco più di un euro lordo a consegna, in mezz’ora di lavoro. Questa è la paga. Sta diventando molto difficile fare il corriere a tempo pieno per la Deliveroo a Portogruaro.
La multinazionale si appoggia a vari fast food, che hanno sede all’interno del centro commerciale Adriatico, in via Prati Guori a Portogruaro.
Per fortuna alcuni fattorini hanno un secondo lavoro, altrimenti non riuscirebbero ad arrivare alla fine del mese. Altri, invece, devono accontentarsi - si fa per dire - di una paga da fame, per colpa di un’azienda che non garantisce loro non solo il carburante, ma nemmeno le spese per le manutenzioni del mezzo di trasporto.
La testimonianza
Andrea Reccardo, colui che un anno e mezzo fa sollevò il caso, convincendo i compagni di lavoro a un clamoroso sciopero che poi fece scuola, continua a completare le consegne la sera.
Il telefonino come al solito “frigge”: escono cioè le notifiche, anche a pranzo, per effettuare le consegne. I corrieri si muovono tra Portogruaro, il vicino Friuli e i paesini dell’Alto Portogruarese.
«Ma – osserva Reccardo – negli ultimi giorni l’algoritmo della multinazionale dà davvero i numeri. Ci contattano per consegne, certo; ma a volte pagano per 5,50 euro, altre 4 euro, o anche meno».
Consegna a 3.50 euro
Emblematica la consegna portata a termine l’altro giorno a Pramaggiore. La distanza non è siderale, ma quando si tratta di usare il proprio mezzo, per fare delle consegne fuori città, bisogna tenere conto di alcuni parametri e, soprattutto, dei chilometri di distanza. Non manca poi qualche imprevisto, come l' intenso traffico a determinate ore.
Deliveroo è arrivata a pagare una consegna a Pramaggiore, 3,50 euro negli ultimi giorni. Una miseria. La distanza stradale è di 11,2 chilometri, cui vanno aggiunti quelli fisiologici dell’itinerario verso l'indirizzo della consegna. Di fatto sono 25 chilometri circa, che il fattorino deve percorrere nel minor tempo possibile per poter fare più consegne e per ottenere quindi più soldi nella busta paga. Per 25 chilometri volano come niente almeno 2,5 euro di carburante, cui si aggiungono le spese per il commercialista e l’usura della macchina.
Tolte le spese, resta un euro
«Di fatto – osserva Reccardo – togliendo le spese rimane poco più di 1 euro di paga per una consegna costata mezz’ora di tempo, tra l’andata e il ritorno».
Si fa presto a fare i calcoli. Due consegne ravvicinate a Pramaggiore, per un percorso di due tragitti di andata e ritorno, si completano in poco meno di un’ora, per una paga netta di circa 2 euro, se vi si arriva.
«Con l’inchiesta della Procura di Milano si apre un fronte e può cambiare tutto – conclude Reccardo – sono curioso di capire come evolverà la situazione». Per la Cgil la consegna del cibo per pochi soldi «è equiparabile al caporalato, come abbiamo sempre detto». —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








