«Ricatto occupazionale». Paese contro il centro smaltimento ceneri

San Donà, il mancato ampliamento dell’azienda di trattamento pirite farebbe scattare i licenziamenti. «Usano il lavoro per giustificare un impianto pericoloso per l’ambiente»

di Giovanni Cagnassi

SAN DONÀ. «Siamo davanti all’ennesimo ricatto occupazionale per giustificare un impianto pericoloso per l’ambiente». Dalla frazione di Grassaga, i cittadini si ribellano alla Nekta, che ha annunciato i primi licenziamenti dopo gli ostacoli incontrati per ampliare l'azienda con un impianto di lavorazione di ceneri di pririte. «La Nekta vorrebbe aprire nella zona industriale tra Noventa e San Donà», ricostruisce Nadia Smaniotto di Grassaga, «uno stabilimento per il trattamento ceneri di pirite, conosciute perché generalmente contengono zolfo e arsenico. Nella stessa zona industriale c’è un’altra ditta per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, l’Eco Energy, che saltuariamente va a fuoco mettendo a rischio la salute pubblica delle comunità limitrofe di Santa Teresina, Mussetta, Grassaga, il vicino centro di Noventa e i sandonatesi».

Il comitato delle associazioni ambientaliste e a tutela del territorio, aveva preso posizione proprio nei giorni scorsi. Il titolare di Nekta, Emiliano Rocco, aveva allora adombrato l'esistenza di "comitati politici" contro di lui e la sua azienda, parlando dei primi licenziamenti dovuti alla riduzione di attività.

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