Quarantotto anni fa Luciani divenne papa, veneziani in festa
A Canale d’Agordo piazza piena per il pontefice presto santo. Proprio l’altare della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista vide Luciani celebrare la sua prima messa

Il papa buono, il parroco venuto dalla montagna e salito al soglio pontificio per soli 33 giorni, non era soltanto una persona umile, di grande fede e attenta ai bisogni degli ultimi.
Albino Luciani, poi diventato papa con il nome di Giovanni Paolo I, era anche un fine intellettuale. Conosceva nove lingue, custodiva nella sua parrocchia testi rari e “alternativi”, non sempre ben visti dalla Chiesa.
Era un personaggio di grande levatura, adesso in odore di santità. Lo si capisce studiando i documenti custoditi nel piccolo museo di Canale d’Agordo. Il suo paese natale ha ospitato ieri pomeriggio in piazza la grande celebrazione eucaristica nel 48esimo anniversario della sua elezione a papa.
C’erano il vescovo di Vittorio Veneto Riccardo Battocchio, con il vescovo diocesano Renato Marangoni. Il docente di Patrologia e studioso di Luciani don Davide Fiocco. E delegazioni venute da Vittorio Veneto e dai comuni del Cadore e dell’Agordino, da Venezia, con don Ettore Fornezza che fu per un periodo suo segretario e amico.
Nella serata di martedì Fiocco insieme alla giornalista Romina Gobbo hanno presentato il libro dedicato a Luciani e scritto dal segretario di Stato Pietro Parolin.
E in questi giorni Canale d‘Agordo è in festa.
L’itinerario culturale dedicato a Luciani è stato curato da Loris Serafini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo I e direttore del museo. È un lontano parente del papa, ed è riuscito in poco tempo a fare del paese natale di Luciani un luogo di grande cultura e di incontri. Un crocevia importante con l’obiettivo di diffondere messaggi di fede e di pace.
Nei tre piani del museo, da poco restaurato, si legge come in un film la vita di Luciani.
Documenti, oggetti, fotografie, video o meglio filmini in super 8 del papa nella sua gioventù tra le montagne di Canale d’Agordo. Poi la nomina a vescovo di Vittorio Veneto, voluta da papa Giovanni XXIII, l’amara scoperta che qualcosa non andava nei conti della diocesi. Le “fughe” nella sua vecchia casa di montagna per dormire sereno. Poi gli anni da patriarca, che molti veneziani ricordano bene.
L’impegno per i poveri, la presenza nelle fabbriche, la fede sopra ogni cosa e le aperture alla società civile e alle donne. Anche se su divorzio e aborto restava intransigente.
La sua casa natale, dove sono ancora oggi conservati i mobili in legno il tavolo i pochi arredi. E la sua storia. L’altare della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Canale d’Agordo vide Luciani celebrare la sua prima messa nel 1935, a soli 22 anni. Non aveva ancora l’età, e fu necessaria una deroga concessa dal vescovo di allora. Ambienti che odorano di santità, per un papa venerato non soltanto dai compaesani e dai credenti.
E piccoli grandi capolavori nascosti nella sua montagna. Serafini mostra con orgoglio la pieve di San Michele, un gioiello immerso nei boschi pieno di capolavori, monumento nazionale dal 1837, chiesa nordica che conserva al suo interno un celebre ciclo di affreschi rinascimentali di Paris Bordone, il miglior allievo di Tiziano e statue in legno provenienti da Bressanone.
La chiamano la “Cappella Sistina” delle Dolomiti, un vero gioiello immerso nel verde dei boschi agordini. Al suo interno anche un organo di Callido, dalle sonorità eccezionali.
Una riscoperta il cui merito va ai volontari e agli studiosi della Fondazione.
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