Processo per la banchina del Gpl «Accuse a rischio prescrizione»

CHIOGGIA
Rischio di prescrizione per il procedimento penale in corso per l’occupazione abusiva della banchina portuale A e la perforazione della stessa, dove è stato creato un cunicolo lungo 23 metri per le condotte di movimentazione del gas. A lanciare l’allarme è il comitato No Gpl che si è costituito parte civile assieme al proprio presidente, Mario Gianni, in qualità di cittadino elettore. L’udienza si è tenuta venerdì, ma il nuovo giudice (assegnato dopo la rinuncia del primo per problemi personali) ha immediatamente dichiarato la sua impossibilità a farsi carico del processo entro giugno 2022, data di maturazione della prescrizione, e ha rinviato l’udienza a novembre 2021 per sentire un unico teste del pubblico ministero ed eventualmente chiudere il processo a una successiva udienza.
«Inutile dire la gravità di questa conduzione processuale», commenta Gianni, «che non consente nemmeno al pm di far deporre i propri testi e che, inevitabilmente, mette in difficoltà la pubblica accusa. Con le ovvie conseguenze di impunità nei confronti di imputati eventualmente responsabili, nonché di eventuale permanenza del vulnus alla banchina. Oltre a denunciare che in questo modo il cunicolo risulterebbe sempre a disposizione dell’impianto Gpl, di cui tuttora la società Socogas tenta la riattivazione, si depreca la gravissima situazione giudiziaria che vede reiteratamente finire in prescrizione reati anche gravissimi per allarme sociale, senza che le istituzioni si affrettino a intervenire con un provvedimento immediato ad hoc di sospensione di una prescrizione ormai giunta a livelli patologici, ciò in vista dell’annunciata riforma strutturale del servizio giustizia e delle relative normative».
La banchina A è ancora sotto sequestro a causa proprio del cunicolo scavato nel 2012 per il collegamento delle navi gasiere con l’impianto di bunkeraggio che doveva nascere, poi trasformato in un deposito Gpl. Un intervento considerato abusivo dal pm che ha citato a giudizio Giuseppe Fedalto, ex presidente di Aspo e allora presidente della Camera di commercio; l’ingegnere Luigi Chiappini, legale rappresentante della Codemar che eseguì i lavori di scavo; l’ingegnere chioggiotto Cirillo Fontolan in qualità di direttore dei lavori; Gianni Gambato, presidente Aspo e Oscar Nalesso. La Procura contesta la violazione dell’articolo 1161 del Codice della navigazione sull’abusiva occupazione di spazio demaniale e ritiene che Aspo avrebbe dovuto custodire il bene e non assegnarlo in concessione a Socogas per la realizzazione dell’impianto. —
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