Processo per le mascherine Covid, due condanne e due assoluzioni
L’esito dell’udienza con rito abbreviato per l’inchiesta che aveva coinvolto Santa Maria di Sala. Assolti il fratello e il nipote dell’ex sindaco Nicola Fragomeni, condannati i padovani Ivano Rocco, cognato dell’ex primo cittadino, e Massimo Cazzin

Processo ai parenti di Fragomeni per le mascherine e i presidi anti Covid. In quattro avevano chiesto il rito abbreviato sulla scorta dell’inchiesta scoppiata durante la pandemia e divisa in più filoni: Giovanbattista Fragomeni, fratello dell’ex sindaco Nicola, e il nipote dell’allora primo cittadino Andrea Fragomeni, Massimo Cazzin e Ivano Rocco, il cognato.
Fratello e nipote del sindaco, indicati rispettivamente come gestore di fatto e amministratore unico della Fragomeni Group srl, i quali erano stati chiamati a rispondere di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (articolo 648 ter del Codice penale), auto riciclaggio (proventi delle mascherine). Entrambi sono stati assolti perché il fatto non sussiste.
In campo la sostituto procuratore Federica Baccaglini, che ha disposto il processo. Ivano Rocco di Saonara, il cognato dell’ex sindaco, era accusato di riciclaggio (articolo 648 bis) «perché metteva a disposizione il proprio conto corrente» intestato alla società Roiv (Rocco Ivano) «affinché venisse utilizzato per accreditare con più bonifici la somma di 30 mila euro da parte di Giovanbattista Fragomeni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa», si legge nel capo d’imputazione.
In sostanza quando commerciavano mascherine, l’ex sindaco e il fratello titolare della Fragomeni Group, non potevano far figurare ai comuni con i quali venivano messi in contatto, che le mascherine venivano fornite da una persona con lo stesso cognome, per questo Ivano Rocco passava per la Roiv. È stato condannato a due anni e nove mesi e 3.400 euro di multa.
Massimo Cazzin di Vigonza è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione, incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno e risarcimento di 5 mila euro. Era accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità (articolo 319 quater) in relazione alla somma versata all’ex sindaco quale compenso per l’aiuto prestato per affittare un capannone.
Aveva pagato una tangente di 9 mila euro all’ex primo cittadino perché aveva dato in locazione un suo immobile ristrutturato a un noto imprenditore e chiedeva per ogni lavoro che andava a buon fine una parcella.
Tornando al fronte dell’inchiesta sulle presunte tangenti, a inizio novembre si tornerà in aula per gli imputati accusati di concorso in corruzione che hanno scelto di difendersi con rito abbreviato. Tra questi l’architetto Marcello Carraro, considerato il professionista di riferimento del gruppo.
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