Processo a Zennaro rinviato al 9 agosto Si allontana il rientro

C.m.

venezia

La storia giudiziaria che riguarda Marco Zennaro è costellata di rinvii. Ieri l’ennesimo nella causa civile intentata dal miliziano che aveva finanziato l’acquisto, da parte dell’imprenditore Galabi, dei trasformatori prodotti da Zennaro e fatti arrivare a Khartoum ma che i sudanesi dicono non avere le caratteristiche di quelli acquistati per un milione e 156 mila euro. Il miliziano, uomo potente e molto vicino al Governo in carica, è il grande regista di tutti i guai che sta passando l’imprenditore veneziano.

Il processo di ieri è stato rinviato al 9 agosto perché per il momento i legali del miliziano e quelli di Zennaro non hanno trovato un accordo extragiudiziario sui soldi che Zennaro dovrebbe lasciare come indennizzo per il danno che il miliziano dice di aver patito. Sempre in agosto è prevista l’altra causa civile che riguarda l’accordo con Galabi. Tra le altre cose, considerata la grande quantità di rame contenuta nei trasformatori e il prezzo aumentato sui mercati internazionali di questo metallo, i macchinari ora hanno un valore ben superiore a quello iniziale. È evidente che ora il miliziano sta tirando la corda per far pagare, non tanto Zennaro ma l’Italia. Infatti alla trattativa che vede contrapposti i suoi legali e quelli dell’imprenditore è presente l’ambasciatore italiano in Sudan Gianluigi Vassallo. Marco Zennaro il 6 luglio è stato prosciolto anche dalla seconda accusa penale (come già avvenuto per la prima) nel contenzioso sulla commessa di trasformatori, che da tre mesi lo vede in balia della giustizia sudanese: prima in carcere, ora in un albergo della capitale con l’obbligo di non lasciare il Sudan.

Sin dall’inizio di questa drammatica vicenda, la famiglia e gli amici di Marco Zennaro hanno ricevuto il sostegno di migliaia di veneziani, che si sono mobilitati spontaneamente con cortei acquei, petizioni, maratone di voga, realizzando grandi striscioni appesi in città: “Marco a casa, subito”. —



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