Pistola contro la moglie condannato a 3 anni

Il 46enne napoletano accusato di maltrattamenti e stalking Non si arrendeva al fatto che la relazione fosse terminata

Maltrattava la moglie e in un’occasione l’aveva pure minacciata con una pistola. Tutto perché non si rassegnava alla decisione della donna di interrompere la relazione. Ieri la giudice monocratica Claudia Gualtieri ha condannato P.S., 46 anni di Torre del Greco, alla pena di 3 anni e 2 mesi e 5.000 euro alla parte civile, costituitasi con l’avvocato Tiziana Nordio. L’imputato doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie (fino al 2015) e stalking nei mesi successivi alla fine della relazione. La pubblico ministero Patrizia Ciccarese, al termine della requisitoria, ritenendo provata la responsabilità del 46enne, ne aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi.

I fatti contestati sono avvenuti tra Mestre, dove la coppia risiedeva, e Torre del Greco, dove spesso i due si recavano.

P.S. ha voluto dare la propria versione dei fatti nel corso del processo, ammettendo le condotte di stalking, seppur cercando di limitarne la gravità e giustificando gli episodi violenti con la sua indole. In sede di denuncia, la donna aveva raccontato di aver perso il bambino che aveva in grembo a causa delle botte ricevute dal marito. Nel corso del processo, tuttavia, aveva modificato la versione dei fatti, ritrattando sulle dichiarazioni che aveva fatto davanti alle forze dell’ordine.

Proprio per questo il difensore del 46enne, l’avvocato Valentina Maria Cela, ha puntato sulle incongruenze della parte offesa nel riferire i fatti, sostenendo che la donna aveva stravolto il racconto in sede di denuncia. Peraltro il difensore ha ribadito che a suo dire la donna non era per nulla succube del consorte, ma perfettamente in grado di tenergli testa. Di qui la richiesta del minimo della pena.

Davanti alla giudice Gualtieri, l’avvocato Tiziana Nordio per la parte offesa non aveva quantificato alcuna somma a titolo di risarcimento del danno, affermando che il vero risarcimento è il fatto che la signora possa vivere finalmente tranquilla. Nella sua arringa ha spiegato che vittime dello stalking sono stati anche la figlia e il genero a cui P.S. si rivolgeva per entrare in contatto con l’ormai ex moglie.

L’imputato deve tuttora rispettare un divieto di avvicinamento che gli era stato imposto per mettere fine agli episodi di persecuzione della donna. —

Ru.B.

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