Super piano di sicurezza per l’ambasciatore Usa, lo yacht in arrivo per il Redentore: attesi disordini
Il 17 luglio è atteso l’arrivo dello yacht da 117 metri del diplomatico Fertitta, il prefetto coordina i controlli. Il Morion ha annunciato contestazioni

Verba volant, yacht navigant. Ma sulla rotta veneziana di Tilman Fertitta le parole, per ora, non volano affatto. L’ambasciatore degli Stati Uniti arriverà in laguna il 18 luglio per assistere ai foghi del Redentore coi suoi illustri ospiti.
È quasi tutto ciò che si può scrivere con certezza. Il punto d’attracco del Boardwalk, l’orario, gli spostamenti e gli appuntamenti restano chiusi dietro la porta della sicurezza diplomatica. Anche la lista dei vip che saliranno a bordo, per ora, resta top secret. Nel frattempo infiamma la polemica.
Nell’attesa, la prefettura lavora in silenzio. A coordinare il dispositivo sarà Ca’ Corner (diversi i Cosp sul tema) dove è al lavoro la cabina di regia chiamata a incastrare scorte, controlli a terra e in acqua, viabilità lagunare e gestione di una delle notti più affollate dell’anno.
Ci si potrà aspettare l’ordinario e di più: cecchini sui tetti, sommozzatori ed elicotteri in sorvolo oltre a un cordone di imbarcazioni di Finanza e Guardia costiera.
Nemmeno per la visita di papa Francesco dell’aprile 2024 si era visto un riserbo simile: allora itinerario e orari, dall’atterraggio alla Giudecca alla messa in piazza San Marco, erano stati diffusi in anticipo.
Acqua in bocca, insomma. Mai espressione fu più adatta a Venezia. Tale silenzio nasce dal clima geopolitico e dalla vulnerabilità degli esponenti americani, sullo sfondo dei conflitti aperti e di quello con l’Iran prima di tutti.
Nei giorni scorsi Donald Trump ha ricordato di essere «il numero uno nella kill list di Teheran». Fertitta non è il presidente, certo, ma ne è il rappresentante in Italia: ogni itinerario è quindi trattato con la massima attenzione, soprattutto in una città d’acqua, tra rotte, approdi e passaggi obbligati.
Nel mezzo, poi, c’è la contestazione. Gli attivisti del Morion hanno convocato per venerdì alle 18 una manifestazione in campo San Zaccaria, sotto lo slogan «Venezia non si Usa».
In Riva Sette Martiri i giorni scorsi hanno srotolato uno striscione lungo 117 metri, esattamente quanto il Boardwalk. Se l’ambasciatore arriverà, qualcuno è già pronto a farsi sentire.
Ambasciator non porta pena, recita il detto. Eppure, questa volta Fertitta porta uno yacht la cui presenza in Italia suona come una vera e propria ostentazione di ricchezza e potere. Il Boardwalk misura 117 metri e vale circa 450 milioni di dollari.
In questi giorni ha fatto scalo nelle acque di Gallipoli, sotto stretta sorveglianza. A Venezia l’ambasciatore-tycoon è atteso il 17 luglio, ma non è stato confermato dove il gigante potrà fermarsi, né se entrerà nel Bacino di San Marco.
Per le dimensioni del panfilo è possibile che attracchi in Riva Sette Martiri e nella stazione Marittima: per motivi di sicurezza, però, è plausibile che potrebbe essere limitato a un ormeggio in Laguna.
Il viaggio, battezzato Coastal Diplomacy Italy, è stato lanciato il 13 giugno per celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana. Fertitta ha fatto tappa a Napoli, Palermo e Cefalù, incontrando autorità e imprenditori.
Il tour toccherà tredici regioni costiere. Nato in Texas ma di origini siciliane, Fertitta è magnate della ristorazione e proprietario degli hotel Houston Rockets oltre che di sette yacht.
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