Pertini e rione San Marco, tra case popolari e pensionati resistenti: «Torniamo a parlarci»

Al Pertini Giorgio Rocelli è il portavoce di molte battaglie, centrale il tema dei giganteschi popolari. In viale San Marco la sfida di don Natalino: «Dialogo»

Marta Artico
I palazzi popolari del quartiere Pertini dove vivono migliaia di famiglie
I palazzi popolari del quartiere Pertini dove vivono migliaia di famiglie

Quartiere Pertini e le sue case pubbliche da una parte, il rione San Marco con le sue corti (quelle femminili e quelle maschili) e il quartiere Aretusa dall’altra, hanno in comune uno spirito popolare unico in città, oltre ad essere posizionati in una parte di Mestre che si fregia di contare su polmoni verdi che le rendono sempre più appetibile.

Sicurezza al centro al Pertini

Nel quartiere Pertini, due sono le partite sulle quali accendono i riflettori i residenti. Le case pubbliche, quelle del comune e quelle dell’Ater. Una partita che attraversa molte aree della città e sulle quali i fari sono puntati, dopo l'incendio appiccato al Circus di Chirignago. Il Comune, dal canto suo, attraverso Insula spa, sta riqualificando sotto il profilo energetico, decine di abitazioni, in testa via Gavagnin.

Gli abitanti segnalano le occupazioni, vedi alla voce via Carrer, e chiedono che gli enti li avvisino quando entrano nelle case nuove famiglie. Legata alla situazione delle case popolari e degli edifici pubblici, c’è anche la mancanza dei servizi per gli anziani e delle funzioni che vanno scomparendo, come il supermercato chiuso da poco.

Giorgio Rocelli, portavoce e anima del Comitato di Quartiere, organizza eventi, segnala i vandalismi negli spazi comuni e della comunità, mantiene vive le fasce anziane della popolazione grazie agli incontri che si tengono nella biblioteca Zorzetto.

Vandalismi e telecamere

Lo stesso Rocelli, ha segnalato più volte un punto delicato del quartiere, vale a dire l’area del Boschetto dell’Osellino, dove ci sono i bagni pubblici chiusi e gruppetti di ragazzi spacciano e consumano stupefacenti, la stesa cosa che avviene ai piedi del ponte strallato che porta a San Giuliano da viale san Marco. Il tema della sicurezza urbana va però oltre l’occupazione abusiva di case sfitte. Un paio di anni fa la nascita del Comitato “Punto d'ascolto”, che ha messo sul piatto il progetto “Città si-cura”.

Nel 2024 era stato attivato un tavolo di confronto di idee per promuovere una collaborazione partecipata tra istituzioni, forze dell'ordine e volontari del Comitato, con l’obiettivo di individuare strategie più efficaci per intervenire nelle “zone a rischio” del quartiere Pertini. Ernesto Brun, è tra coloro che premevano perché in quartiere ci fosse un controllo appiedato di vigilanza, tanto da coinvolgere l’Ater nel progetto.

«Siamo riusciti a far installare tre telecamere» spiega «in altrettante aree del quartiere dove c’è la presenza di bande di persone dedite a vandalismi e micro criminalità». Brun, ha ridato vita e riattivato il circolo Auser, che in quartiere organizza numerose attività di aggregazione e di volontariato, e si occupa di reinserimento sociale di ragazzi fragili. «L’obiettivo di tutte le attività e dei progetti» spiega «è quello di coinvolgere le fasce di persone in età avanzata, ma anche i giovani, per attivare sinergie virtuose e rimettere in moto il quartiere».

A questo proposito, a settembre dovrebbe anche essere avviato un dopo scuola, proprio dedicato ai giovani. «Servono spazi, bisogna cercare di organizzare attività, mettere assieme Auser, parrocchia, unire la comunità. L'unione fa la forza». In via Gagliardi, negli spazi a disposizione di comitati e associazioni, si organizzano corsi di postura, pilates, yoga, bonsai, anche grazie all’università della terza età. E ancora burraco e tombolo.

Nastri bianchi e rossi

Spostandosi dal rione Pertini a viale San Marco e inoltrandosi nel quartiere Aretusa, ci si imbatte in nastri bianchi e rossi, legati agli alberi, che delimitano le aree private delle corti. Motivo? Lo spiega un abitante, Stefano, che non ne può più: «Da quando Forte Marghera è così frequentato, per chi vive qui alcuni fine settimana sono diventati un incubo. Ci troviamo le auto parcheggiate fin dentro casa, non riusciamo nemmeno a tornare nella nostra abitazione».

Prosegue: «Ecco perché siamo stati costretti ad appendere i nastri, alcuni sono anche stati messi dalla Polizia locale». Tanto che l’abitante si fa portavoce del sentire comune: «Facessero le strisce blu, le pagheremmo volentieri, pur di riuscire a parcheggiare la macchina a casa nostra, visto che non ci sono garage qui. Invece siamo costretti a vivere così, con le auto della gente che va al Forte e non vuole prendere il tram, fin in camera da letto».

Un problema che ha raggiunto davvero un livello di allarme molto alto, tra la popolazione. «È una situazione intollerabile». Luciano Zennaro, del comitato locale del quartiere, spiega poi un altro disagio. «Il park del Forte è diventato Santa Marta bis, la gente lo ha capito e cosa fa? Lascia li la macchina tutto il giorno, prende e va a Venezia. Oramai funziona così. Quindi non si trova posto per andare al Forte, le macchine parcheggiano nelle corti e in quartiere San Giuseppe, da via San Sansovino in poi, è una giungla. Piuttosto, quello che si potrebbe fare, è eliminare una parte delle inutili strisce blu che ci sono in viale Vespucci, e farle utilizzare ai residenti».

L’integrazione vincente

Don Natalino Bonazza, parroco di San Giuseppe e per diversi anni a capo anche del Corpus Domini di Rione Pertini, è un grande camminatore. Gira a piedi, per rendersi conto di come cambia il tessuto sociale della realtà in cui è incardinata la sua parrocchia, quella di San Giuseppe, in viale San Marco.

«Siamo reduci della festa del Villaggio» racconta «che è andata davvero benissimo, un momento di aggregazione popolare, dove viene chi risiede qui con gli amici e i parenti, chi ci abitava una volta, le persone che hanno bisogno di compagnia e anche i nuovi arrivati».

A tavola con i filippini

Racconta: «A me fa molto piacere vedere una tavolata composta da filippini, che tornano dal lavoro e vengono a fare festa e mangiare con noi. È un bellissimo segno. Oggi si parla di integrazione, e la cosa bella è che sono loro i primi a godere di questa convivialità».

L’obiettivo di don Bonazza, è quello di creare una grande piazza nell’area del patronato. «La gente si ferma, chiacchiera, ritrova la socialità e la condivisione. Un momento per incontrare molte persone, conoscere i bisogni. Da dopo il Covid, la percentuale crescente di partecipanti è fatta di famiglie con bambini. «Il caso della comunità filippina è esemplare, Venezia è troppo cara, quindi risiedono qui, hanno capito che la zona è appetibile e ci vengono a vivere».

Le narrazioni da superare

«Villaggio San Marco sta cambiando, arrivano nuovi abitanti, il costo delle case è in aumento, il vero problema semmai sono gli individualismi di vecchio stampo che cercano di mettere assieme interessi di pochi». Il riferimento è ai comitati del No.

Chiarisce: «Quando si coalizzano gli individualismi nascono le proteste e la sindrome Nimby, Not in my back yard: bisogna farla finita con questa retorica e con una narrazione fuori dal tempo e fuori tempo, del vecchio operaio che abita nelle corti».

Oggi, vuoi per la vicinanza con Venezia, vuoi per il parco, il forte, i polmoni verdi, la riqualificazione delle sponde dell’Osellino, la parte terminale del quartiere San Marco, sta diventando zona ambita e cara.

La nuova frontiera turistica

Il mercato della casa al rialzo sta creando una deriva pericolosa, fa capire il sacerdote, che va a braccetto con il fenomeno delle culle vuote. «I figli di chi un tempo abitava qui, per avere un reddito sicuro avviano locazioni turistiche». Precisa: «La mappa del Comune ne evidenzia ben 34 solo nel Villaggio San Marco.

Forse non a ca so da qualche mese l’Abbav, un’associazione di categoria per gestori di locazioni brevi, B&B, case vacanza e guest house, ha la sua sede tra i civici del quartiere San Giuseppe. Davanti a questi processi in atto bisogna riconoscere che oggi, più ancora che in passato, va alimentato e concretamente sostenuto il senso di comunità».

Musica open air in viale

La risposta della parrocchia, è quella di portare fuori la gente, nella logica della prossimità e della socialità. «Non può esserci forte Marghera pieno e il quartiere vuoto, dobbiamo riprenderci il viale, anche la sera» spiega. Per questo la comunità ha deciso di far ballare e cantare le persone con tre appuntamenti di musica dal vivo open air, nella porzione del piazzale compresa tra la chiesa, il campanile e la canonica.

L’inizio è alle ore 21, mentre scende la sera. Si parte sabato 23 maggio, il concerto è affidato al Quartetto Griet. Obiettivo? «Creare occasioni, per vitalizzare il Villaggio San Marco, invitando le persone al piacere di ascoltare della buona musica come valida alternativa al solito intrattenimento da tv».

Il gap dei servizi

Il sacerdote avverte: «Organizziamo iniziative di valore sociale, prestiamo gli spazi a Ocio, suppliamo alle mancanze. Ma serve una rete più organizzata per la popolazione anziana, che non ha bisogno solo di ballo: in una società tanto digitalizzata, gli anziani rischiano di rimanere indietro e di essere emarginati». In tutto il viale non c’è uno sportello bancario, nota. Mancano posti auto per disabili. «Non ci sono servizi di prossimità, il supermercato dell’ex cinema, la Cadoro, è un market di necessità, poco di più».

 

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