Pasqua a Torcello, barene e fenicotteri: «La quarantena più bella del mondo»

Paolo Andrich, proprietario della Casa Museo sull’isola racconta le sue giornate in solitudine. «Macché noia, sono privilegiato, le isole della laguna in questo periodo sono meravigliose» 

VENEZIA. Una Pasqua forzatamente a casa, senza gite fuori porta e per qualcuno anche lontano dagli affetti. Ma non per tutti. C’è, infatti, chi vive isolato tutto l’anno e si ritiene, a maggior ragione, fortunato a godere di una bellezza che gli altri non possono avere a portata di mano.

Paolo Andrich è il padrone dell’unica casa-museo dell’isola di Torcello dove i turisti che si spingono fino ai margini della laguna possono vivere l’effervescenza artistica dagli anni ’50 agli ’80 e capire come cambia il paesaggio lagunare. In questo periodo turisti non ne arrivano, Casa Andrich affacciata sulle velme e le barene della palude della Rosa è immersa in un silenzio rotto solo dal canto dei fenicotteri, oltre a tre capre e un cane.

Come vive la “quarantena” da coronavirus, lei che ha scelto l’ isolamento fiduciario diversi anni fa?

«Nella vita ho viaggiato tantissimo e ritengo che trovarmi a Torcello in questo momento di pandemia, sia un privilegio riservato a pochissimi al mondo. Ho un orto-giardino di 11 mila metri di terra tutto per me che si affaccia nella palude della Rosa, con il binocolo vedo, tra i rami, i fenicotteri adagiati nell’antico alveo del Sile».

Quando sono arrivati?

«Quindici giorni fa, io li vedo da lontano, a circa 300 metri, saranno duemila almeno. Fanno la spola tra la palude di Cona e quella della Rosa, tra il fiume Dese e il fiume Sile. In questo periodo dell’anno di solito si spostavano verso l’interno, invece come era accaduto dieci anni fa quando feci le prime fotografie, si sono rimessi lì in tranquillità, perché l’acqua è ricca di cibo e nessuno li disturba. Una volta venivano a 50 metri da casa. Adesso li osservo e soprattutto li sento, hanno un verso particolare, sono molto rumorosi e quando erano vicini ancora di più, di giorno mangiavano e di notte facevano (ride) gossip».

La sua vita quindi non è cambiata con il virus?

«Non ho cambiato molto la mia quotidianità, se non per il fatto che nessuno viene a visitare nulla e non ho un reddito, però almeno (ride) morirò in un bel posto».

Turismo zero, quindi.

«Dall’acqua alta in poi il calo è stato completo. Mi domando perché il Comune di Venezia non faccia una specie di gruppo di lavoro aperto ai media in cui si spiega che l’acqua alta arriva e come viene se ne va dopo qualche giorno».

Le spese dove le fa?

«Vado a Burano, anche se i vaporetti sono pochi. L’altro giorno i buranelli mi hanno mugugnato che avevo preso troppa roba e li lasciavo senza».

Usa la mascherina, visto che non c’è nessuno?

«Ce l’ho quando vado a fare le spese».

Il suo menu per Pasqua?

«Ho una dieta abbastanza controllata, mangio prodotti dell’orto, pesco le orate nei canali qui vicino. A Pasqua ovviamente cucino io: i ristoranti di Torcello come dalle altre parti sono chiusi. Berrò il gin ai carciofi di Torcello, fatto qui».

Contagiati ne avete avuti?

«Quando si era sparsa la voce che nelle isole c’era stato un contagiato, mi ha chiamato la “pettegola” del posto per sapere come stavo, non la sentivo non ricordo neanche da quanto».

Come passa le giornate?

«Curo l’orto, osservo i fenicotteri e poi vado in un casone che ho davanti casa, dove sto cercando di allestire una mostra con le incisioni di mio zio, che fu professore di mosaico all’Accademia delle Belle Arti, l’artista Lucio Andrich, che vorrei aprire in autunno. Mi alzo alle 5 e dormo con le galline alle 21. Ogni giorno mi sveglio per vedere l’alba che nasce dietro il campanile di Torcello, una delle cose più belle al mondo. In questo periodo, poi, ci sono grandi acque basse che rendono vividi i colori delle velme ricche di alghe, giallo verde, grigio, una grande varietà».

Si annoia?

«No, la bellezza non annoia mai, sono privilegiato, posso ammirare persino le montagne della Slovenia. Guardo in direzione del Museo di Altino, poi dietro le Dolomiti e l’avangruppo del Civetta».

Una quarantena ricca di bellezza?

«Torcello in questo periodo è strepitosa, ma penso a sant’Erasmo, le Vignole, Pellestrina, posti privilegiati».

Un consiglio pasquale a chi rimane a casa?

«Imparare a godere di se stessi e con se stessi. E poi sintonizzatevi alle 22,10 su Rai5 per vedere la puntata del programma “Di là dal Fiume e tra gli alberi” dedicata alla laguna veneta, dove Torcello sarà protagonista e io spiegherò come è nata». —

Marta Artico

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