«Ogni tre giorni in sopralluogo Dobbiamo debellare la criminalità»

Mitia Chiarin



«Da dicembre sono ogni tre giorni a controllare la situazione in via Piave. Di giorno e di sera e anche io ho notato quel gruppetto di uomini tutti in tuta nera, nella stessa zona in cui è avvenuta giovedì la violenta rissa. E lo dico chiaro ai cittadini: il nostro compito non è controllare, ma debellare spaccio e delinquenza».

Parla di una vera e propria emergenza l’assessore alla sicurezza, la leghista Silvana Tosi. «Ho già incontrato il prefetto e torno ora a scrivergli: serve un più forte coordinamento tra le forze dell’ordine e serve ripristinare le pattuglie a piedi di controllo delle strade. Non basta il solo passaggio delle volanti». Se le si fa notare che la polizia locale a Venezia oggi è un piccolo esercito, la Tosi precisa subito. «Mancano all’appello ancora 88 persone che, selezionati dopo il concorso, stanno effettuando le prove mediche e non sono ancora in servizio. Forze che sono necessarie». E se si evidenzia che l’allarme droga non è solo più un problema del quartiere Piave ma oramai i pusher si muovono in una vasta area dall’ex Umberto I a Corso del Popolo, l’assessora è d’accordo. «È vero: oramai il fenomeno è in estensione e va oltre via Pive. È nostro preciso obbligo intervenire perché la città non deve avere la nomea di capitale dello spaccio». E continua: «Chiederò uno sforzo ulteriore al prefetto e al questore ma abbiamo anche bisogno di aiuto dal governo: le leggi vanno inasprite. Servono pene più severe». E per la Tosi vanno potenziati i controlli sulle persone che vagano per le strade di Mestre. «Vanno identificati e se non hanno un lavoro non possono avere un permesso di soggiorno e di conseguenza vanno espulsi», ribadisce, riferendosi agli extracomunitari.

Le ricordiamo che tanti cittadini oggi invocano la presenza in strada dei servizi sociali.

«Ci sto lavorando e già ho chiesto una maggiore presenza. Ci sono ragazzi e ragazze che si bucano in strada. Servirebbe anche personale delle forze dell’ordine che lavori nel quartiere anche con finalità sociali, segnalando casi di consumatori su cui i servizi possono intervenire. Non sono, invece, a favore di spazi dedicati ai consumatori. Dobbiamo aiutarli se intendono uscire dalla dipendenza». —

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