Nuovi hotel, canone azzerato Scano (M5S): atto illegittimo

MARGHERA
Un’azienda che non paga la Cosap (l’acronimo che la burocrazia usa per indicare il canone di occupazione degli spazi pubblici) perché così gli è stato detto di fare dal Comune, dirigenti che la pensano in maniera diametralmente opposta, e un’interpellanza di Davide Scano dei Cinquestelle per cercare di risolvere il giallo. Sono gli ingredienti di un caso che sta un po’ agitando gli uffici comunali, e che riguarda il cantiere per la realizzazione degli ostelli in via Ca’ Marcello, a Mestre, alla cui apertura partecipò anche il sindaco Luigi Brugnaro con mezza giunta, per dare il là alla trasformazione di una parte degradata di Mestre. Apertura dei cantieri dai quali però - a differenza di tutti gli altri - il Comune, almeno fino ad ora, non sta incassando nulla in termini di occupazione del suolo, come invece vorrebbe il regolamento. In un primo momento la Setten, ditta costruttrice dei 4 hotel, aveva ottenuto una prima concessione temporanea per l’uso di spazi pubblici (da settembre a dicembre 2017) per un’area di poco meno di 200 metri quadrati. Oneri stabiliti in 10 mila euro, a titolo di Cosap, e 9.200 come compensazione per il mancato introito della sosta con le strisce blu.
«Oneri non dovuti», secondo il responsabile del Servizio. Per la seconda concessione (fino al marzo del 2019)l’area di cantiere, che prevede anche l’occupazione di un pezzo di strada, si allarga a quasi 1200 metri quadrati, ma l’occupazione, scrive anche in questo caso il Comune «è a titolo gratuito in quanto le aree che la ditta intende occupare sono oggetto del permesso di costruire». Un’interpretazione che però poche settimane dopo è stata smentita dalla Direzione Urbanistica, cui la Direzione Servizi alle imprese - responsabile del procedimento per la Cosap - si è rivolta per trovare conferma alla propria interpretazione sulla gratuità dell’uso degli spazi pubblici occupati.
La risposta dell’Urbanistica non lascia spazio a interpretazioni: «Non sono previste esenzioni per le opere di urbanizzazione eseguite nell’ambito dell’attività di edilizia privata». E ancora: «Nelle convenzioni non sono previste esenzioni per i lavori eseguiti su area pubblica e quindi, in mancanza di un’esplicita volontà dell’ente di disporre l’esenzione, il canone deve essere versato». Una doccia fredda. Ora la Setten dovrà versare i soldi del canone? E quanti? Una contraddizione sulla quale Scano chiede chiarezza: «Per i cantieri dell’A&O, dell’M9 o del Posh Hotel sono stati pagati migliaia di euro per l’occupazione del suolo, perché in questo caso non dovrebbe essere versato un euro? L’impresa deve pagare come tutte le altre». Atti illegittimi, secondo Scano, che il Comune dovrebbe «annullare per auto-tutela». —
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