Noale, dopo 25 anni si chiude la storia del Filò

NOALE. Rudy Celeghin dice basta e con un aperitivo ieri sera si chiude il quarto di secolo di storia del Filò. Un locale in via della Bova 8, in pieno centro, che negli anni ha puntato sulla qualità dei prodotti, delle ottime etichette di vino e, soprattutto, sulla voglia di stare assieme. Quando il noalese Celeghin aprì questo locale nel 1994, non scelse il nome a caso.
Il filò, infatti, rimando al ritrovo delle famiglie contadine nelle stalle delle case coloniche per stare assieme, raccontarsi le vicende del paese, chiacchierare. Partecipavano giovani e adulti. Ecco, l’idea iniziale di Celeghin era proprio questa ma dopo un quarto di secolo, l’esercente ha deciso di dire basta.
«Ho 58 anni» spiega la sua scelta «e a questi 25 anni, devo aggiungere gli altri 15-16 di lavoro con mio papà: fanno 40. Stare dietro a un bancone è molto bello ma è un lavoro che non dà respiro. Non ce la faccio più e serve forza. Poi volevo disintossicarmi dalla partita Iva: sto rubando tempo alla mia vita e cerco delle giornate più normali. Dico grazie a tutti».
Padre di Eleonora, laureatasi un mese fa, in questa avventura Celeghin è stato accompagnato da Lorena Tosatto e Monica Cacciatori.
«Quando ho aperto» continua «volevo portare la mansarda di casa in centro a Noale. Volevo un posto dove potersi incontrare, un luogo conviviale dove si fosse amici. Ecco, in questi giorni tanta gente è passata a trovarci, parecchi hanno pianto, dicendo di perdere un punto di riferimento».
Via Bova 8, comunque, continuerà a vivere e tra un mese, giorno più, giorno meno, si trasferirà il maernese Cesare Manchiaro, che ci porterà il suo Pils to Meet You ora in piazza XX Settembre. Un micropub che lì stava diventando troppo piccolo.
«Da un po’ di tempo» spiega Celeghin «stavamo pensando di cambiare gestione. Abbiamo visto alcuni interessati ma alla fine la scelta è caduta su Cesare; lui è più esperto di birre, io di vino ma la filosofia del Filò non cambierà. Anzi, anche in futuro ci sarà qualcosa all’interno del nuovo locale per ricordarlo. Manchiaro avrà il bar da Capodanno; poi, il tempo tecnico di sistemare gli arredi, per la seconda metà di gennaio, al massimo i primi di febbraio, rialzerà le serrande».
Ma Celeghin, papà anche della Corsa dei Babbo Natale di Noale che quest’anno non si tenuta dopo dieci edizioni per mancanza di fondi, cosa farà da grande? «Rimarrò nel settore enogastronomico» spiega «lavorando con aziende e facendo formazione. Poi sono appassionato di montagna; qualcuno sostiene che un giorno mi ritroverà in un rifugio. Nella vita non si sa mai, chissà». A Manchiaro il compito di far continuare la storia di questo posto, perché, come dice Celeghin, il Filò non morirà mai. —
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