«Nessun conflitto d’interesse non autorizzo io gli alberghi»
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L’assessore alla mobilità Renato Boraso è pronto, dice, a fare ricorso contro la sanzione della Corte d’appello. E risponde senza timore sui conti e sui finanziatori della sua campagna elettorale.
«Evidentemente la Corte non ha compreso che le spese sono relative sia alla mia candidatura a consigliere comunale con la lista Brugnaro sia la corsa, vittoriosa, della civica che porta il mio nome alla Municipalità di Favaro, che ha ottenuto l’11 per cento e con il presidente Bellato che ha preso più voti del sindaco. Lista civica che non ha un codice fiscale e per la quale ho presentato io tutta la documentazione. Per quello ho già deciso con i miei legali di fare ricorso».
Però, scusi Boraso, fa più notizia il fatto che l’abbiano finanziata i costruttori di alberghi.
«Conosco tanta gente e se vogliono sostenere la mia campagna elettorale lo fanno secondo legge, in massima trasparenza. Non sono fondi neri dentro sacchi di patate».
Certo , ma l’hanno finanziata. Non c’è una questione etica di fondo? Ivan Holler ha dato mille euro. Diecimila dalla società Bmh, austriaca, che fa parte della “galassia” di Mtk, che ha costruito gli alberghi in via Ca’ Marcello.
«Holler mi ha finanziato, vero, ma ricordo che già da due anni è uscito dalla Mtk. La questione etica si pone se i finanziamenti sono in nero. E invece tutto è tracciato e alla luce del sole, ci sono i bonifici dichiarati. Qualcuno può dire che non è opportuno ma è tutto trasparente e poi io mica sono l’assessore che ha autorizzato gli alberghi. Lo dico perché quando siamo arrivati noi al governo della città quelle autorizzazioni a costruire erano già esistenti. Sui Gasometri si sono fatte un sacco di chiacchiere. E manco sono io l’assessore alla Urbanistica. Guardi io vengo da tutt’altro mondo, dall’agricoltura e dal 1997 faccio il consulente aziendale».
Tra le spese della campagna elettorale sono finite delle bermuda Scout...
«Ma cosa dice! Queste sono cazzate. Non ci sono scontrini simili. Vero è che, invece, ho dichiarato tutte le spese, dalla pubblicità ( e ne ho fatta tanta e mi è costata tanto quella con i video sulla torre Hybrid di via Torino), alle spese di tipografia comprese le spilline elettorali e i ciondoli per i carrelli della spesa. Ho messo anche gli scontrini de i rinfreschi, pure quelli alla “Pizzeria da Piero”, il cui titolare era candidato della mia lista civica. Abbiamo tracciato tutto, è tutto trasparente e chiaro».
Allora perché la sanzione prevista nel suo caso.
«Credo, con tutto il rispetto, che la Corte non abbia presente che a Venezia non si vota solo per il sindaco ma anche per le Municipalità e le spese della mia lista civica, che non ha codice fiscale, le ho dichiarate io. Mi contestano novemila euro di spese extra ma nella prima contestazione si parlava di poco più di 5 mila euro. Per questo sono intenzionato a fare ricorso alla sanzione e chiarire come stanno le cose con i miei legali. E non penso di dovermi dimettere». —
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