«Nel Veneziano i medici si vaccinano. Pochissimi dicono no e solo per ragioni cliniche accertate»
Il presidente dell’Ordine Giovanni Leoni sul tema delle somministrazioni ai professionisti: «Abbiamo schierato l’esercito, ma senza armi»

L’INTERVISTA
«Abbiamo schierato l'esercito, ma ci mancano le armi, vale a dire i vaccini».
Il presidente dell'Ordine dei medici veneziani, Giovanni Leoni, usa una metafora per spiegare la situazione, dove tutto è organizzato in provincia per vaccinare migliaia di persone al giorno, ma le poche dosi a disposizione potrebbero non consentirlo.
Un tema che tocca anche gli operatori sanitari, e intanto si discute di quel 15 per cento di iscritti agli ordini, non ancora vaccinati. Quali considerazioni fa a riguardo?
«Siamo contenti, come Ordine dei medici, che alla fine si sia arrivati a un concetto: quello che tutti gli operatori sanitari devono essere vaccinati, e in aggiunta i loro collaboratori: compresi farmacisti e dentisti, segretarie, assistenti alla poltrona e via dicendo. Tutte quelle situazioni non erano ben comprese all’inizio, tanto che abbiamo dovuto fare un sondaggio tra gli iscritti, e mandare poi alle Unità sanitarie locali 3 e 4 gli elenchi, compresi tutti i neolaureati e i professionisti che volevano, ma non potevano, ancora vaccinarsi».
Come vivete la situazione attuale?
«Ho visto colleghi ospedalieri e di medicina generale fare la fila per essere vaccinati. Se risulta che un 15 per cento non ha ancora aderito, in ossequio all'ultimo decreto legge sull’obbligo per gli operatori sanitari, gli ordini si stanno interfacciando con la Regione per incrociare i dati, e poi si vedranno coloro che non sono riusciti ancora a vaccinarsi. La necessità è quella di vaccinare non solo i medici collegati alle Usl, quindi ospedalieri, guardie mediche, di medicina generale e dentisti convenzionati, ma anche tutti gli altri liberi professionisti, pensando anche a dietologi o psicoterapeuti, che svolgono la loro professione medica pur non avendo alcun collegamento diretto con le aziende sanitarie. Tutto è fatto nel pieno rispetto della privacy».
Come sta funzionando la collaborazione con le aziende sanitarie?
«Attualmente direi che è ottimale. Dobbiamo arrivare al numero massimo possibile di medici vaccinati. Credo ci sia solo un 2-3 per cento di colleghi che non possono vaccinarsi per problematiche cliniche e mediche tra intolleranze o malattia. Chi ha avuto il Covid ha un intervallo di almeno tre mesi prima di vaccinarsi».
Come spiega il sottile filo tra il dovere di vaccinarsi e il diritto a non farlo?
«Dobbiamo partire dal presupposto che, qualora ci siano motivazioni cliniche o mediche per non vaccinarsi, devono essere dimostrate. Dall'altro lato il medico deve rispettare il codice deontologico che lo caratterizza, tutelando il paziente e la società in generale. I comportamenti del medico devono essere improntati sulla sua cultura scientifica».
C'è il rischio di sanzioni per chi non lo farà?
«Se qualcuno non volesse vaccinarsi, senza valide motivazioni cliniche e mediche, verrà convocato dall'Ordine professionale, e la commissione disciplinare giudicherà in tutti i passaggi previsti».
In generale, sulla situazione dei vaccini come si esprime?
«E' un bel problema che speriamo si risolva velocemente, per certi versi la storia si ripete come per mascherine, guanti o tamponi. Quando servivano non si trovavano. In questo momento di attenzione spasmodica per la sicurezza dei vaccini, anche dal punto di vista mediatico, si stanno facendo tutte le valutazioni possibili. C'è una commissione specifica che ci sta lavorando, ma sappiamo pure che eventi avversi possono capitare con tutti i farmaci. A oggi non c'è certezza scientifica sugli episodi di trombosi per la versione di Astra Zeneca, o se sia questione auto immunitaria, genetica o altro ancora. Ogni singolo individuo è però diverso, e non si possono escludere predisposizioni a un problema».—
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