Musile, assistente sociale condannata
Un anno e 4 mesi a Martina Ormenese per circonvenzione d'incapace

Il tribunale di Venezia dove si è tenuto il rito abbreviato
MUSILE DI PIAVE.
Era finita sotto processo con l'accusa di circonvenzione di incapace nei confronti di un'anziana e, ieri in Tribunale a Venezia, è stata condannata con rito abbreviato a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa), a 300 euro di multa nonchè a un risarcimento danni di 70 mila euro. Si è chiusa così la vicenda giudiziaria di Martina Ormenese, 44 anni, residente a San Donà di Piave, assistente sociale presso il Comune di Musile di Piave, accusata di avere approfittato dello stato di demenza senile di un'anziana che saltuariamente aiutava, Emma.G., 80 enne, portandole via un sacco di soldi. Per l'esattezza, in una prima occasione le aveva fatto prelevare 40 mila euro dal suo conto corrente e poi se li era fatti consegnare. Quindi l'aveva indotta ad aprire un nuovo conto corrente presso la Banca Antoniana popolare di San Donà e a farsi rilasciare il Bancomat che aveva poi usato per un prelievo di 250 euro. I fatti erano accaduti tra aprile e maggio del 2006 e, cinque anni più tardi, la donna (difesa dall'avvocato Marco Stradiotto) è stata condannata davanti al gip Roberta Marchiori a un anno e 4 mesi di reclusione, pena sospesa, a 300 euro di multa e al risarcimento nei confronti dell'anziana (che si era costituita parte civile, assistita dall'avvocato Renato Alberini) di 70 mila euro. Stando a una perizia la donna soffriva di demenza senile e non era sempre lucida. Ad assisterla, di tanto in tanto, c'era Martina Ormenese che in tutti questi anni si è sempre dichiarata innocente, sostenendo che in banca con lei e l'anziana c'era anche una collega, la quale davanti agli inquirenti aveva poi raccontato di aver visto Emma G. tenersi quei soldi. Ma nei conti correnti bancari dei parenti dell'indagata, stando agli accertamenti della Guardia di finanza subito dopo quel 28 aprile 2006, c'erano stati versamenti per oltre 30 mila euro. Nel corso del processo, inoltre, si era aggiunta la lettera consegnata dall'avvocato Alberini che conteneva cose molto interessanti. A scrivere al difensore dell'anziana donna era stata una delle assistenti sociali di Musile, che raccontava come, immediatamente dopo una riunione presso il Comune, la collega che aveva testimoniato a favore della Ormenese riferendo di essere entrata in banca con lei, le aveva invece confessato di non essere stata presente alla Carive. Ieri, infine, la sentenza. (m.pi.)
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