Morto a Fincantieri, la rabbia dei lavoratori: «Chiarezza e sicurezza in cantiere»

La Fiom Cgil all’attacco: «Vergognoso dire che i due colleghi della vittima che sono finiti in ospedale avevano uno shock emotivo, quando i rilievi dimostrano un’intossicazione». Giovedì 5 novembre in programma un nuovo incontro con la direzione

Maria Ducoli
Operai in uscita dallo stabilimento Fincantieri a Marghera (foto Lorenzo Pòrcile)
Operai in uscita dallo stabilimento Fincantieri a Marghera (foto Lorenzo Pòrcile)

Mentre la fabbrica si svuotava, mercoledì pomeriggio, i rappresentanti sindacali dei lavoratori entravano alla Fincantieri per chiedere all’azienda chiarimenti sull’infortunio costato la vita al dipendente in subappalto Marius Hurba.

Cercavano delle spiegazioni, maggiore chiarezza sulla dinamica ma, un’ora e mezza più tardi, sono usciti con una serie di domande rimaste senza risposte. Che sperano possano arrivare nella riunione fissata dall’azienda per giovedì pomeriggio.

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Il nodo malessere

Il nodo della discordia riguarda la causa della morte di Hurba: durante l’incontro di mercoledì, l’azienda ha ricondotto la tragedia a un malore dell’operaio e non all’inalazione di gas velenosi e la corsa in ospedale per gli altri tre colleghi a uno «shock emotivo».

Una spiegazione che i sindacati hanno subito ritenuto inaccettabile, unendo i puntini di una tragedia che – dai primi riscontri – parla anche di violazione dei dispositivi di sicurezza, di sensori non indossati, di autorizzazioni che non è chiaro se ci fossero o meno.

«L’azienda ci ha detto che i colleghi di Hurba erano stati portati in ospedale per uno shock emotivo», fa sapere la segreteria della Fiom Cgil, «ma a noi risulta altro. Ed è poco rispettoso dei lavoratori affermare cose di questo tipo». L’attenzione, poi, va al discorso della sicurezza: «Senza dover fare congetture su argomenti così strazianti possiamo dire che lavorare in spazi confinati prevede tutta una serie di rigorosi accorgimenti, sia di natura legislativa che regolamentati da disposizioni aziendali di Fincantieri». L’auspicio della Fiom è che le indagini facciano chiarezza sull’accaduto quanto prima.

«Sicurezza al centro»

«La sicurezza deve riguardare tutti», dice il segretario della Uilm Venezia, Diego Panisson, «i controlli non bastano mai e i cantieri sono delle vere e proprie città: è necessario presidiarle, per evitare le tragedie». Dopo il pomeriggio di rilievi da parte dello Spisal e le indagini in corso, Panisson si augura che si faccia luce e si definiscano le responsabilità. «In attesa che le autorità competenti facciano chiarezza sulle cause e sulla dinamica dell’accaduto, riteniamo importante rispettare il lavoro degli organi preposti agli accertamenti. La sicurezza e la tutela della vita», aggiunge, «devono essere sempre al centro dell’attenzione, per tutti i lavoratori, compresi quelli delle imprese in appalto spesso i più esposti a rischi. Confidiamo che gli accertamenti possano contribuire a chiarire quanto accaduto e ribadiamo».

Sulla morte dell’operaio è intervenuta anche la Fim Cisl Venezia, con il segretario generale Matteo Masiero che ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia di Hurba.

I sub appalti

La morte del lavoratore romeno riaccende, dunque, anche l’attenzione sulle condizioni di sicurezza all’interno dei cantieri e sulla tutela di chi opera nelle ditte in appalto e subappalto.

Hurba, infatti, era dipendente della Pachira & Valven, ditta romena in sub appalto alla Fincantieri. E i sindacati ricordano come i diritti dei lavoratori non si appaltino, con la sicurezza e la prevenzione degli infortuni che deve essere sempre al centro.

Solo qualche giorno fa, ad Ancona, le tre sigle sindacali avevano fatto otto ore di sciopero dopo l’ultimo infortunio mortale alla Fincantieri che ha visto morire due operai, Sofiane Boutraa, 55 anni, e Kabir Mohidul, 29 anni. Una settimana dopo, il grido è lo stesso: non si può morire di fabbrica.

 

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