Mose, l’allarme delle imprese «Non bloccate tutto il resto»

Non solo Mose. La commissaria Sblocca cantieri dovrà accelerare la conclusione della grande opera. Ma le imprese minori denunciano: «Ci sono 250 milioni di lavori affidati alle nostre consorziate lo scorso anno che vanno a rilento», dice il presidente di Kostruttiva Devis Rizzo, «giusto concludere il Mose. Ma questo non si dovrà fare a scapito degli altri interventi e delle opere complementari». Il timore insomma è che per chiudere in fretta il Mose si dirottino i fondi alla grande opera. È già successo in passato, quando la città è stata privata dei finanziamenti per la sua manutenzione.
Fra i 350 milioni di lavori già assegnati, gli interventi per il restauro dell’Arsenale e la messa a norma dei Bacini di carenaggio, le opere complementari e inserimento paesaggistico alle bocche di porto volute dal Piano Europa. Il 2018 è passato per le progettazioni, adesso le imprese (le cooperative e le imprese minori come Salmistrari, Consorzio San Marco), chiedono di poter andare avanti.
Dopo l’uscita di scena delle tre grandi azioniste Mantovani, Condotte e Grandi Lavori Fincosit, gli incarichi sono stati affidati dagli amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova alle imprese minori. «Sono in grado di fare questi lavori», aveva detto il commissario Giuseppe Fiengo. Adesso il panorama della governance sta cambiando. E si pensa alla gestione e manutenzione futura, oltre che alla fine dei lavori del Mose prevista per il 31 dicembre 2021. Un affare da centinaia di milioni di euro. Cento l’anno solo il per la manutenzione delle paratoie.
Il Comitatone ha deciso di riformare la governance. E le spinte sono contrapposte. Il sindaco Luigi Brugnaro chiede di entrare a far parte della plancia di comando. «La città deve essere coinvolta», dice. La supercommissaria Elisabetta Spitz, che ha preso ufficio a Roma, dovrà sveltire i passaggi per arrivare alla fine dei lavori. In accordo con il nuovo Provveditorato alle Opere pubbliche e il provveditore Cinzia Zincone. «Abbiamo assunto cento persone, gli uffici saranno rinforzati», ha promesso la ministra Paola De Micheli.
Infine gli amministratori straordinari. A Giuseppe Fiengo, avvocato dello Stato e Francesco Ossola, ingegnere che si occupa della parte tecnica, è stato aggiunto ora un terzo, anch’egli dell’Avvocatura dello Stato, Vincenzo Nunziata. Tre figure di garanzia, volute dopo lo scandalo del 2014 dal prefetto di Roma su indicazione dell’Anac, l’Autorità nazionale Anticorruzione. «La fase commissariale è finita», dice adesso il deputato del Pd Nicola Pellicani. I contrari allo smantellamento sostengono invece che il versante della «legalità» garantito fino a oggi dall’amministrazione straordinaria potrebbe essere ancora prezioso. —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








