Mose, la commissaria Spitz non ha raggiunto gli obiettivi

Il commissario del Mose Elisabetta Spitz non ha raggiunto gli obiettivi fissati dal suo decreto di nomina. Cioè i tempi indicati per il completamento delle opere e degli impianti definitivi (30 giugno 2020) e la consegna dell’opera allo Stato (31 dicembre 2021). L’oggetto dell’incarico conferito al commissario Sblocca cantieri dal decreto 32 del 2019 resta dunque «in gran parte inattuato». Lo scrive il provveditore alle Opere Pubbliche del Triveneto, cioè l’ufficio lagunare del ministero delle Infrastruuture, Cinzia Zincone, nella sua relazione inviata a Roma. Spitz si era giustificata dei ritardi nel primo report inviato alla Corte dei Conti, sostenendo che il Mose «è opera complessa». Adesso il dirigente dello Stato replica. Ricordando i termini fissati dal decreto di nomina. Lunga la lista delle carenze messe nero su bianco. «Manca il piano di avviamento dell’opera, non sono ancora realizzati gli impianti che dovevano essere completati nel giugno 2020. Anche il collaudo integrato non ha prodotto risultati».
Per non parlare della manutenzione. «Nessun risultato», si legge nelle schede del Provveditore. Che proprio nei giorni scorsi ha deciso di bandire una nuova gara da 64 milioni per cercare rimedi alla corrosione delle cerniere che minaccia la tenuta della grande opera.
«Questioni fortemente sottovalutate» come il processo corrosivo, la mancata manutenzione conservativa e l’ulteriore forte rallentamento della produzione , con il mancato rispetto di tutte le scadenze contrattuali». In compenso, annota la dirigente del ministero, il commissario si è occupato di attività «non inerenti la funzione di commissario, come la presunta organizzazione del G20. In realtà poi il sopralluogo previsto ai cantieri del Mose è stato annullato. Ma la commissaria ha pubblicato n questi giorni un voluminoso libro fotografico sul Mose, donato ai ministri. Dove compaiono interventi del ministro dell’Economia e del sindaco. Ma non del ministero delle Infrastrutture, che non ne sapeva nulla. Opera pubblicata da Marsilio, realizzata con i fondi a disposizione del commissario (un milione di euro l’anno per pagare consulenti e pubblicazioni).
Obiettivi «non raggiunti», dunque. E secondo il Provveditore alle Opere pubbliche le cause non sono da ricercare nella complessità del sistema, né sugli imprevisti come il debito del concessionario.
Nuova polemica, stavolta fondata su dati precisi. Nel novembre del 2019, all’indomani dell’Aqua granda che allagò Venezia, ci si era chiesti come mai il Mose non fosse ancora ultimato. Per quello il governo Conte e la ministra De Micheli avevano nominato la commnissaria “Sblocca cantieri”, nella persona dell’architetto ex direttore del Demanio Elisabetta Spitz. Ma in un anno e mezzo la situazione non è migliorata. Le paratoie sono state sollevate 30 volte nell’autunno scorso. Il premier Conte è venuto all’inaugurazione nel luglio 2020. Ma la manutenzione resta al palo, e lo dimostrano le denunce per la corrosione che avanza sott’acqua e non è mai stata affrontata. Tanto che due deputate veneziane, la Cinquestelle Orietta Vanin e Sara Moretto di Italia Viva, hanno chiesto al ministro di rendere pubblica l’attività della commissaria e gli obiettivi raggiunti. —
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