Mose, accordo Cvn blindato per decreto

Emendamento Pd nel decreto Milleproroghe, il parere della Corte dei Conti potrà arrivare anche dopo il 28 febbraio
Eugenio Pendolini

Strada spianata per l’accordo di transazione tra Consorzio Venezia Nuova e imprese del Mose che dovrà essere presentato entro il 28 febbraio. La scadenza di fine mese, non più prorogabile dopo la richiesta di fine dicembre al tribunale di Venezia dal commissario liquidatore, di fatto non è più un’incognita: se l’atteso semaforo verde da parte della Corte dei Conti non dovesse arrivare entro quella data, l’accordo sarebbe comunque blindato. Discorso ovviamente opposto se dai giudici contabili dovesse arrivare l’alt all’accordo transattivo, con conseguenze sui lavoratori oltre che sulla fine dei cantieri del Mose. È quanto prevede un emendamento al decreto Milleproroghe approvato ieri su iniziativa del Partito Democratico. «Fermo restando che l’accordo transattivo al quale stanno lavorando da tempo i commissari e le aziende, dovrà essere sottoposto al vaglio della Corte dei Conti», spiega il deputato Nicola Pellicani, «questo diventerà immediatamente efficace dalla data della sottoscrizione. Ergo il parere dell’ente contabile, potrà avvenire anche dopo il 28 febbraio, la data in cui scade il concordato, che rischiava di portare il Consorzio al fallimento. L’emendamento va nell’interesse dei lavoratori oltre che della città. Ciò non cambia però quanto già stabilito dall’articolo 95 del “decreto agosto” del 2020: una volta chiusi i lavori il Consorzio Venezia Nuova, va chiuso per sempre». Già a fine gennaio indiscrezioni avevano indicato come si stesse cercando di battere la strada di Roma, attraverso un decreto, per risolvere altrove quello che qui non è stato risolto, ed evitare che la procedura si impantanasse in tribunale e si affossasse una volta per tutte. Le incognite restano tante, compresa quella sui contenziosi tra Cvn e pubbliche amministrazioni. E compresa quella sulla nuova Autorità per la Laguna, rimasta per ora lettera morta e che garantirebbe la fine della fase commissariale. Una richiesta, questa, ribadita ieri in commissione ambiente alla Camera. «Affermare che tutto va bene dopo mesi di stallo dei lavori non è realistico», così la deputata veneziana di Italia Viva Sara Moretto, in replica al vice ministro ai trasporti e alla mobilità sostenibili Cancelleri, «ora che anche le questioni irrisolte tra Consorzio Venezia Nuova e imprese sembrano avviarsi a soluzione dobbiamo guardare al futuro».

emendamento per i fanghi

Nel decreto Milleproroghe è stato intanto inserito un emendamento sul protocollo Fanghi, bloccato da anni. È stata recepita una modifica al decreto Agosto 2020 sul regolamento che introduce la “ponderazione dei parametri” necessari a valutare i sedimenti. «Una modifica tecnica», spiega Pellicani, «che dovrebbe finalmente favorire la sottoscrizione del protocollo, indispensabile per riprendere le manutenzioni dei canali portuali». Opposto il punto di vista di Andreina Zitelli, professoressa di igiene ambientale: «Dal punto di vista ambientale è importante distinguere i fanghi inquinati dei Canali Industriali già compresi nel Sito di interesse nazionale di Marghera e ora comunque in continuità quindi da considerare assoggettati a cautela massima e bonifica, da i normali sedimenti limosi e sabbiosi dei bassi fondali lagunari o di provenienza del riflusso marino alle bocche di porto: questi possono essere utilizzati alla ricostruzione morfologica, non così i fanghi inquinati dei canali industriali che sono regolati da norme di sicurezza ambientale cautelativa sulla base delle concentrazioni chimiche: dal punto di vista sanitario si applica un criterio restrittivo cautelativo che sequestra i fanghi di classe B e C in discarica. Voler utilizzare questi fanghi in grandi nel libero ambiente non è corretto dal punto sanitario e biologico».



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