Mose, già 21 sollevamenti in due settimane: costi oltre i 4 milioni
Serie mai registrata prima: tra vortice polare, sizigia e aumento del livello medio del mare Venezia costretta ad alzare sempre più spesso le paratoie. Gli esperti: «In futuro accadrà di frequente»

Venti sollevamenti in quattordici giorni. Anzi, ventuno con quello di ieri sera alle 20.30. In questo inizio anno, il Mose è ormai diventato una costante per Venezia. Considerando che il sollevamento delle dighe costa intorno ai 200-250 mila euro (cifra che si alza se le paratoie restano sollevate per più ore), il conto è presto fatto: si può dire che da fine gennaio ai primi giorni di Carnevale l’azionamento del Mose è costato oltre quattro milioni di euro.
Ancora sollevamenti
E nei prossimi giorni si replica. Oggi alle 22 sono previsti 100 cm, domani alle 9.50 è prevista un picco di 120 cm mentre alle 21.30 si raggiungeranno i 105 cm. Domenica, infine, è previsto un picco a 115 cm. E settimana prossima, con il contributo massimo previsto dalla marea astronomica, la situazione non è affatto destinata a migliorare.
Un filotto record di sollevamenti che lascia di stucco gli esperti. E che nei prossimi mesi dovrà per forza di cose essere al centro di una riflessione di ampio spettro su tutti i possibili scenari che vedranno la città di Venezia come spettatrice in prima fila dell’innalzamento del livello del mare e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, realtà ormai innegabile per la comunità scientifica.
La spiegazione di quello che sta avvenendo in questi giorni la fornisce ancora una volta Alvise Papa, responsabile del Centro Maree, punto di riferimento nell’analisi dell’andamento cittadino rispetto all’evoluzione del quadro climatico: «Non abbiamo mai visto una serie così lunga, dobbiamo fare ancora un’analisi sui dati storici degli ultimi cento anni ma di certo non ci ricordiamo un filotto di questo tipo di marea se non, forse, tra il 2010 e il 2019». In effetti, il primo sollevamento del Mose nel 2026 è datato 28 gennaio. Le paratoie in alcuni casi hanno bloccato eventi eccezionali. Vale ad esempio il caso della serata del 4 febbraio, quando la marea alla piattaforma Cnr ha registrato il raggiungimento di 137 centimetri registrati (141 quelli invece registrati alla diga di Chioggia).
Il fattore “marea astronomica”
Ma c’è di più. «Ora entreremo in sizigia», aggiunge Papa, «il che è peggio perché si alza l’astronomica. Già da lunedì della prossima settimana si va verso gli 82 centimetri di marea astronomica, un contributo decisamente importante che si aggiungerà a quello meteorologico. Proprio sotto l’aspetto meteorologico si registra la vera anomalia rispetto a quanto successo, ad esempio, nel 2019 quando avevamo un ingranaggio con un doppio anticiclone, uno sulle Azzorre e l’altro sull’Est Europa, che tirava su acqua e aria, rimasto poi lì quindici giorni stazionario. Invece ora siamo in una fase stranissima in cui abbiamo un vortice polare molto dinamico, con queste onde naturali che si muovono e che continuano a portare infiltrazioni di aria fredda ad alti strati, che appena passano richiamano aria umida dall’Atlantico.
Solitamente, invece, in questo periodo le condizioni sono molto stabili mentre ora sono decisamente anomale, con onde di perturbazioni profonde che investono tutta Europa. In futuro su queste condizioni dovremo ragionarci perché nei prossimi vent’anni saremo costretti a chiudere sempre più frequentemente il Mose». Con tutte le conseguenze del caso: per l’ambiente e per le eventuali ricadute sull’operatività del porto commerciale.
Il mare si sta alzando ( e Venezia si abbassa)
A tutto questo, poi, si aggiunge un altro fattore: l’incremento del livello medio del mare. Tanto per dare due numeri, che ovviamente vanno contestualizzati ma che lasciano comunque basiti: a febbraio di un anno fa, il livello medio del mare al di fuori delle bocche di porto si era attestato a 24 cm, a distanza di un anno la quota ha raggiunto i 68 cm (chiaramente risentendo del filotto di maree eccezionali di questi ultimi giorni). Mediamente negli ultimi cinque anni siamo comunque sui 40 cm.
Un dato, a riprova di questo andamento, è fornito dal fatto che dall’inizio dell’anno fino al sei di febbraio (quindi evidentemente da aggiornare con gli eventi degli ultimi giorni), i livelli di marea registrati alla piattaforma al largo del Lido sono rimasti per più di 40 ore sopra i cento centimetri: non era mai successo negli ultimi vent’anni, nello stesso periodo dell’anno, per così tanto tempo. Nello stesso periodo temporale di un anno fa, le ore totali erano state poco più di 4. Pari cioè a un decimo del tempo.
E non è solo una questione statistica: l’innalzamento del livello medio porta con sé la necessità di chiudere sempre più di frequente le paratoie alle bocche di porto così come, al tempo stesso, pesanti ricadute sulla conservazione degli edifici cittadini. In definitiva, gli indizi sono univoci e puntano nella stessa direzione per cui, in pratica, bastano anche «perturbazioni modeste» per innalzare sempre più il livello medio dell’acqua. —
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