«Mio figlio non era un drogato, è colpa della cura per l’insonnia»

Parla Franco Davanzo, il papà del ragazzo di San Donà morto di overdose a Padova: «Il medico decise di somministrargli benzodiazepine»

«Nostro figlio non era un drogato, era un ragazzo sensibile che aveva bisogno di aiuto. Si è rovinato la vita con i farmaci per l’insonnia». Franco Davanzo è il papà di Giacomo e con la moglie Nicoletta e il figlio più giovane, Ludovico, non ha mai fatto mancare al primogenito il sostegno e l’affetto di cui aveva bisogno. Architetto conosciuto a San Donà di Piave, autore di alcuni romanzi, un passato in politica come assessore comunale a Musile, Franco è sempre stato a fianco di Giacomo con tutta la sua famiglia.



L’insonnia

«Tutto è cominciato con quella maledetta insonnia» ricorda il genitore. «Il medico decise di curarlo con le benzodiazepine e lui era diventato dipendente. La dipendenza genera depressione e ora eccoci qua a parlare di questo orribile capitolo finale».

Papà Franco ne è certo: «Giacomo non era un tossicodipendente, se ha usato l’eroina è stato per farla finita». Il venticinquenne di San Donà, diplomato al liceo classico sandonatese Eugenio Montale nel 2013, aveva vissuto anni difficili. Una sensibilità spiccata, le tensioni che accompagnano la crescita in una personalità a volte fragile e poi l’insonnia. Problemi che affrontano tanti ragazzi di oggi, ognuno in modo diverso. Giacomo, così sensibile, delicato e autentico nei sentimenti, aveva sopportato un carico più forte di lui. Gli erano stati prescritti forti psicofarmaci, soprattutto per riuscire a dormire.

La ripresa

Giacomo aveva vissuto un periodo difficile, ma poi si era rialzato e aveva trovato la forza e il coraggio grazie al conforto della famiglia che lo ha seguito, assecondato e aiutato a proseguire nello studio a Padova.

Passato il periodo più difficile, sembrava fosse uscito dal tunnel. Aveva lavorato per un periodo anche da Mc Donald’s a San Donà, per guadagnare qualche soldo.

L’ex insegnante

L’ex vice preside e docente di matematica e fisica al liceo classico Montale di San Donà, Luciano Carpenedo, lo ricorda ancora bene, sconvolto per la sua morte tragica: «Era un ragazzo con una grande creatività, impegnato nello studio, con tanti amici. Un giovane brillante, sicuramente fuori del comune. Non aveva mai manifestato dei problemi quando frequentava la nostra scuola. Ho poi saputo, con gli altri suoi insegnanti, che si era iscritto all’università, facoltà di Archeologia, che aveva partecipato anche a dei viaggi, l’ultimo dei quali in Campania, proprio per approfondire gli studi. Quando ieri siamo stati informati della sua morte siamo rimasti tutti sconvolti e per noi questo è davvero un colpo durissimo. Perdere un giovane che hai conosciuto così bene, che aveva una vita davanti e così tanta energia, ti lascia disarmato». —


 

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