“Milly” teste credibile o inattendibile?

Omicidio Pamio: il dilemma dei giudici del processo d’appello alla Busetto, il 18 la sentenza
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 01.01.2016.- Delitto Francesca Vianello. Conferenza stampa arresto omicida Susanna Lazzarini. Nella foto Arrestata: Susanna Lazzarini.
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 01.01.2016.- Delitto Francesca Vianello. Conferenza stampa arresto omicida Susanna Lazzarini. Nella foto Arrestata: Susanna Lazzarini.

Dopo un’ora di camera di consiglio, la Corte d’assise d’appello presieduta da Gioacchino Termini, venerdì sera, ha deciso di accogliere la richiesta del difensore di Monica Busetto, l’avvocato Alessandro Doglioni, il quale si era battuto perché i giudici di secondo grado acquisissero i verbali dei quattro interrogatori resi da Susanna “Milly” Lazzarini nel corso delle indagini preliminari dal momento in cui ha confessato l’omicidio di Lida Taffi Pamio. Il primo è stato quello del 24 febbraio scorso, poi si sono susseguiti quello di marzo e i due di luglio, quasi mille pagine, in cui la cinquantenne di Mestre riferisce anche molti particolari ininfluenti, racconta per filo e per segno come si sentiva in quel momento, ma cambiando versione più volte sull’omicidio e soprattutto sul coinvolgimento o meno della Busetto.

All’avvocato Doglioni che le contestava precedenti dichiarazioni, in più occasioni, ha sostenuto: «Ho detto tante cose false», «Non ho detto la verità». Una sola certezza, solo nell’ultimo interrogatorio, quello dell’8 luglio, durato addirittura dodici ore filate, avrebbe riferito il vero, ma solo le dichiarazione rilasciate per ultime, quelle della prima mattina del 9 luglio (l’interrogatorio è terminato alle 4) corrisponderebbero a quello che è davvero successo. Ma l’avvocato l’ha più volte messa in difficoltà, citando incongruenze e contraddizioni tra le affermazioni delle ultime ore di quell’interrogatorio e la deposizione in aula davanti alla Corte d’assise.

I giudici di secondo grado, invece, hanno detto no alla richiesta del sostituto procuratore Giovanni Francesco Cicero, il quale aveva chiesto di poter sentire in aula le quattro detenute che stavano in cella alla Giudecca con Busetto e Lazzarini e un’agente di custodia. Durante le indagini sono state sentite e avrebbero ascoltati alcuni discorsi che le microspie non hanno intercettato tra le due donne. “Milly” venerdì ha raccontato che la Busetto le ha proposto di accollarsi l’omicidio, che invece secondo la collaboratrice avrebbero compiuto assieme, in cambio di soldi che avrebbero potuto sistemare la situazione economica della sua famiglia. Evidentemente, per la Corte ascoltare quelle testimonianze non cambia molto: probabilmente hanno già capito e per confermarlo bastano le centinaia di pagine dei suoi interrogatori, che “Milly” è inattendibile. Nella prossima udienza, il 18 novembre, parleranno soltanto le parti, prima toccherà alla pubblica accusa, quindi ai difensori. Poi la sentenza sulla base della quale Monica Busetto saprà se rischia di tornare in carcere, dove è stata più di 700 giorni, o se è definitivamente libera.(g.c.)

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