Anziana muore dopo la truffa del carabiniere: «Covava un dolore interiore»
Annamaria Sammartino, residente a Mestre, si è spenta a 88 anni dopo essere stata vittima del raggiro del finto carabiniere. Il marito è sotto choc: «Aveva ripreso le sue abitudini»

Annamaria Sammartino è morta otto giorni dopo essere caduta nella trappola del falso carabiniere. Ma tra quei due momenti non c’è una linea retta, né una certezza. C’è il dubbio che oggi accompagna il marito Luciano Smalis, colpito dalla morte della moglie come da un fulmine a ciel sereno. Dopo la truffa, racconta, Annamaria aveva ripreso la sua vita: usciva, si muoveva, continuava a essere la donna attiva che era sempre stata.
«Mia moglie non sembrava essere rimasta scioccata dalla vicenda. Di sicuro eravamo rimasti colpiti, ma lei aveva ripreso la vita normale. Usciva di casa come sempre». Forse, aggiunge, qualcosa era rimasto sotto la superficie. «Forse stava covando dentro un malessere per essere stata raggirata, ma se era così non lo aveva detto a nessuno. Sta di fatto che, dopo poco più di una settimana, il suo cuore si è fermato all’improvviso. Non possiamo essere certi che sia morta proprio per il dolore che aveva dentro, ma credo che l’abbia comunque indebolita». Il dolore oggi riempie il racconto del marito, ma senza trasformare il dubbio in una diagnosi.
Il raggiro
Tutto era cominciato il 3 agosto con una telefonata sul fisso di casa. Dall’altra parte un sedicente carabiniere aveva spiegato a Smalis che la sua carta d’identità era stata clonata e utilizzata per una rapina in una gioielleria di Treviso. Per chiarire la propria posizione avrebbe dovuto presentarsi immediatamente in una fantomatica caserma di via Palazzo, a Mestre. Luciano era uscito in fretta, lasciando Annamaria sola. Il caso si era messo dalla loro parte: in piazza Ferretto aveva incontrato una pattuglia della Polizia locale e aveva chiesto indicazioni.
Gli agenti avevano capito subito che quella caserma non esisteva. «Quel giorno eravamo certamente rimasti stupiti. Mai avremmo pensato che saremmo potuti essere raggirati in quel modo», racconta Smalis. «Ci hanno spiegato solo dopo che sono dei professionisti, molto abili nel truffare le persone».
La porta di casa
Mentre il marito tornava con gli agenti, il secondo tempo della truffa era già iniziato. Alla porta di Annamaria si era presentato un altro falso carabiniere. Doveva controllare i gioielli di casa, le aveva detto, per verificare che non provenissero dalla rapina. Lei gli aveva creduto e gli aveva consegnato i preziosi.
Il piano, però, aveva retto solo poche ore. La fuga era stata ricostruita fino alla stazione di Mestre e quindi a Bologna, dove la Polfer aveva fermato il sospettato trovandolo in possesso di numerosi gioielli. Annamaria aveva riconosciuto dieci oggetti di sua proprietà e indicato l’uomo come quello entrato in casa. Sul piano materiale, tutto era tornato al proprio posto.
Gli ultimi giorni
Quello che nessuno può misurare è ciò che le era rimasto dentro. Smalis non forza il nesso e non trasforma un sospetto in una certezza: la moglie aveva ripreso le proprie abitudini. Ma il pensiero torna a quei giorni, allo stupore di essere stati ingannati, alla vulnerabilità scoperta all’improvviso dentro casa propria. Martedì, alle 11, familiari e amici saluteranno Annamaria Sammartino nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo.
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