Mestre, scontro sulla moschea all’ex Rosso, Cisint: «Finché governiamo noi, non si farà»
Davanti all’ex segheria di via Giustizia la Lega, guidata dall’europarlamentare Anna Maria Cisint, attacca il progetto del centro islamico. Architetti e sostenitori replicano: «Solo riqualificazione, niente minareti». Assente il vicesindaco Sergio Vallotto

«Nessuna moschea fino a che noi saremo al governo, né adesso né al prossimo turno». Poco importa alla Lega presente in gran forze in via Giustizia, a Mestre davanti a uno dei simboli del degrado e dello spaccio della città, che qualcuno stia ripulendo un buco nero e che passando i cittadini dicano «Finalmente, era ora».
Quei lavori appaltati a una ditta che nel frattempo va avanti a ripulire, secondo l’onorevole Anna Maria Cisint, in sopralluogo mercoledì 25 febbraio, sono un simbolo di “arroganza”.
Il sopralluogo
L’europarlamentare nota per la sua guerra alle moschee irregolari, si è presentata in via Giustizia, puntando il dito fuori dal cancello dell’ex segheria Rosso, dove c’è un cartello appeso da un ragazzo, con la scritta Ramadan Mubarak, che significa Ramadan Benedetto, tanto basta per infuocare la leader del Carroccio, che nel disegno della moschea, ha letto un simbolo di guerra santa dell’Islam contro Venezia.
Assieme a lei, davanti al cumulo di ruderi e vecchi capannoni anni Cinquanta, sono arrivati gli assessori alla sicurezza Elisabetta Pesce, l’assessore al commercio Sebastiano Costalonga, il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alex Bazzaro, i consiglieri di Municipalità e Comune, ma anche lady pickpocket, Monica Poli e molta parte del partito.
Digos a distanza, nastro e bianco e rosso per non far avvicinare nessuno. I musulmani in attesa, molto lontano.
A guardare la scena, l'architetto dello studio che sta approntando il progetto, Alberto Miggiani, e l’avvocato Marco Ferrero, tra gli altri, presidente della Camera nazionale avvocati per diritti umani degli stranieri.
Comizio di un’ora
Cisint ha parlato per un'ora: «In via Giustizia non potrà sorgere nessuna moschea, perché non esiste alcuna variante né autorizzazione per la destinazione a luogo di culto. E finché la Lega governerà questa città e ne avrà la forza, questo non accadrà. Va anche detto che, senza la sottoscrizione di un accordo con lo Stato italiano, nel quale si ribadisca in modo chiaro e inequivocabile che l’Islam deve rispettare la Costituzione, le nostre leggi e i nostri valori, nessuno spazio può essere concesso all’Islam. Prima di aprire qualsiasi luogo di culto, deve essere dichiarato con chiarezza che le donne non possono essere sottomesse né oggettificate, che non può esistere alcuna imposizione del velo, che sono inaccettabili i matrimoni con bambine e che la poligamia è vietata. Su questa linea siamo certi che non potranno che essere anche i nostri alleati».

La risposta ai musulmani
Poi si è rivolta agli esponenti della Comunità musulmana che l’hanno chiamata in causa, chiedendole di riconoscerli quali cittadini che desiderano solo pregare e di guardare la parte positiva del loro lavoro.
«Sono positiva» ha detto «ma non fessa». Cisint in mano, aveva la cosiddetta “Carta dei valori”, che ha sventolato davanti all'ex segheria: «Stiamo predisponendo un pacchetto normativo che preveda l’istituzione di un registro dei luoghi di culto, definendone il perimetro della legalità attraverso regole chiare e la sottoscrizione di una “Carta dei valori”, che imponga il rispetto incondizionato della legge italiana e il ripudio esplicito di tutte le norme del Corano incompatibili con la nostra Costituzione».
Chi non c’era
All’appello mancava il vicesindaco leghista del comune di Venezia, Sergio Vallotto, che nonostante fosse atteso, non si è presentato. Così come non c'era alcun esponente di Fratelli d’Italia, che pure è nell’accordo di maggioranza, ma non si è espresso in materia nonostante Prince Howlader, nel direttivo del partito, sia tra i proponenti del recupero urbanistico.
Quelli a favore
In favore del progetto, invece, Michele Boato, giunto con la sua bicicletta fino in via Giustizia, per sostenere il progetto, il suo fine e l’obiettivo: «Inutile continuare con la solita storia che se andiamo nei paesi arabi non ci permetteranno di costruire una chiesa, abbiamo una costituzione e su quella ci dobbiamo basare e soprattutto difenderla coi denti. In questo luogo dove la comunità vuol realizzare un centro di culto, noi volevamo costruire un ecomuseo, perché è un posto perfetto, centrale ma lontano dalle abitazioni che potrebbero essere disturbate. E’ davvero la posizione adatta per riqualificare il sito. Se neghiamo anche questa zona, vuol dire negare tutto. Qui non c'è un condominio attorno. Il resto è propaganda, così come la questione del denaro, che ho sentito: i bengalesi lavorano, sostengono Fincantieri, il fatto che mantengano del denaro qui anziché mandarlo all’estero, va letto solo in positivo».
L’architetto, specializzato in progetti green, ecologici e bio, ha sfatato minareti e cupole: «Stiamo semplicemente ripulendo tutto il sito, perché altrimenti diventa difficile anche solo eseguire le misurazioni esatte. Attualmente qui la destinazione d’uso è commerciale turistica, il che vorrebbe dire che si potrebbe costruire anche fino a 40 metri, ma poi la richiesta sarà quella di passare a zona F, attività di interesse collettivo e l’altezza sarà più che dimezzata. Non ci saranno minareti, si tratta di un progetto che non impatta, ma si adatta al paesaggio esterno e si integra con la cornice dell'area, la zona di culto verrebbe realizzata nella parte dietro, più arretrata rispetto al resto, davanti ci sarebbero servizi quali biblioteca, ristorante -bar, accoglienza, reception, destinati alla comunità e a tutta la collettività. Parcheggi interrati, possibilmente un passaggio sopraelevato per i residenti, verde». Almeno duemila metri quadri a parcheggio. E molto altro. Un progetto moderato ma anche di valore estetico.
Poi fa un esempio, a indicare un complesso architettonico che non è un luogo di culto ma culturale, per similitudine: «Pensate al centro culturale Candiani, se volete un esempio provocatorio”. Conferma che per ora, ci sono disegni, vecchi e nuovi, che sono stati modificati, almeno . E tra le chicche, quella che la moschea vera e propria, potrebbe essere realizzata tutta in legno.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








