In Riviera XX Settembre a Mestre apre il ristorante Peace’n’Spice
La storia di Qalandari e Noori, ex profughi in fuga dalla guerra e ora imprenditori nel settore della ristorazione: «Attraverso la nostra cucina vogliamo restituire a Mestre e ai mestrini l’accoglienza che ci hanno dimostrato fin dal primo giorno»

Una storia di rivalsa, lungo la Via della Seta. Inaugura al civico 20 di Riviera XX Settembrea Mestre il ristorante Peace ’n’ Spice di Ali Khan Qalandari e di Hadi Noori. «Apriamo a novembre, entro la metà del mese» raccontano i due soci, rispettivamente di 37 e 36 anni.
Entrambi profughi, arrivati ormai una decina d’anni fa, in fuga dalla povertà, dalle tensioni geopolitiche e dalle macerie della guerra. «Attraverso la nostra cucina vogliamo restituire a Mestre e ai mestrini l’accoglienza che ci hanno dimostrato fin dal primo giorno», dice Qalandari.
«Ricordo come fosse ieri la prima notte passata alla stazione di Santa Lucia a Venezia. E adesso? Mi sono detto. Era il 2007. Ero partito dall’Iran all’inizio del 2006. Sono originario dell’Afghanistan, i miei genitori prima di me erano emigrati verso il Pakistan. Ho viaggiato via terra e via mare. Prima tappa italiana Ancona, poi Roma e infine Venezia. Mi sono recato in questura. Il Centro Boa, la struttura di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati politici al Forte Rossarol, a Tessera, è diventato la mia casa. Durante i giorni di festa, ciascuno di noi preparava qualcosa che gli ricordasse la sua terra».
Piatti e sapori che comporranno il menù da assaggiare presto nel locale di Mestre. Circa cento posti a sedere tra interno ed esterno. «Siamo alle ultime pennellate». I primi due ristoranti, nel 2012, Qalandrai li ha avviati a Venezia, in campo Santa Margherita e vicino Strada Nova. Ora hanno una gestione diversa. I successivi due, nel 2017, a Padova, in piazza Capitaniato e al Portello.
Ora tocca Mestre. «Mia moglie Huda ci sostiene in questa avventura portando il suo tocco ai fornelli», svela il titolare.
«Ogni pietanza racconta un capitolo del nostro viaggio. Nei gusti e negli abbinamenti si incontrano l’Afghanistan, il Pakistan, il Bangladesh, l’Iran, la Grecia, la Siria, la Palestina. In Iran convivevo con dei ragazzi e cucinavo per loro», ricorda, «a tavola non mancavano mai le melanzane allo yogurt, a Venezia molto amate. Dare vita a un nuovo locale a Mestre significa per noi dire alla popolazione, siete la nostra famiglia. Torniamo per mostrarvi il frutto del vostro sostegno. Intendendo la cucina come un veicolo di integrazione, di pace». Via social, Peace ’n’ Spice sta cercando personale. «Lavoriamo sempre con ragazzi profughi. Molti dei giovani che hanno cominciato con un tirocinio, negli anni sono rimasti con un contratto stabile. Molti si sono sposati, hanno potuto permettersi una casa».
Ora Qalandari vive a Venezia. Ha la cittadinanza italiana, ha sposato Huda, palestinese. Hanno un figlio di 4 anni che frequenta la scuola materna G. B. Giustinian. Non entra nella polemica della moschea sì o no. Da musulmano non praticante, però, invita l’imam, «quale guida spirituale della comunità religiosa, a tradurre le sue parole in italiano. A rendersi comprensibile a tutti i cittadini. Il diverso e sconosciuto spaventa. Io stesso ho imparato la lingua proprio grazie ai mestrini».
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