Al lavoro di giorno, a scuola con il buio. I maturandi del serale: «Un diploma per i nostri sogni»
Melissa Francesca, Simone, Francesco e Mirko: storie di impegno e desiderio di riscatto al liceo Marco Polo di Venezia tra chi ha lasciato la scuola da ragazzino e chi insegue l’obiettivo di una vita

Per prendersi il diploma di maturità in Arti figurative, quelle che fin da bambina la illuminano, Melissa si è trasferita a Venezia dal Perù. Ha trovato casa a Santa Croce, ha cercato lavoro alla Fincantieri e si è iscritta al Liceo artistico Marco Polo a Venezia, indirizzo serale.
Cinque anni di corsa che ha perso il conto delle ore spese ad ascoltare lezioni registrate in cuffia, sfrecciando in autobus verso viale delle Industrie. «Notti in bianco sui libri a finire in tempo i progetti per scuola, levatacce, alle 7 a bordo delle crociere a fare il controllo pulizia e qualità delle cabine nuove prima della vendita delle navi e poi via, a lezione dalle 17.30 alle 22. La prima prova scritta di giovedì è un sogno che si avvera».
Touché, Melissa Francesca Marin Yanezentrare, 35 anni oggi, tra i 6.225 studenti ammessi alla maturità nel Veneziano. Lei, come i suoi compagni di classe, questo esame l’ha rincorso al chiaro di luna.
Con il titolo di studi ormai a un passo, vuole entrare all’Accademia di Belle Arti, specializzarsi in moda e costume, tornare in Perù e promuovere l’arte e la cultura. «Mi ha suggerito questo liceo un’amica, da qualche anno baby sitter in un palazzo a Venezia», racconta la maturanda. «Conosceva a sua volta una professoressa che mi ha dato tutte le indicazioni per iscrivermi e diplomarmi in qualcosa che nel mio Paese non esiste». Dimenticavo, l’italiano di Melissa è perfetto.
Tra i banchi del Polo, si intrecciano storie di vita. Desideri riposti ma mai dimenticati, voglia di rivalsa, scommesse personali. Simone Bellè, 24 anni di Dese, voleva crescere al lavoro ma con la terza media non aveva le carte in regola per farlo. È magazziniere in un’azienda di cosmesi. Ha frequentato le serali, lasciando a un passo dalla fine per problemi in famiglia e turni allora massacranti. «Voglio diventare gruista a Porto Marghera». Eccola la sua benzina. E allora sveglia alle 6, in magazzino dalle 7 alle 13, doccia e auto fino a San Giuliano, tram per piazzale Roma, lezione e indietro. «Ho studiato i fine settimana, a meno di imprevisti in azienda, e preso nel frattempo anche la patente C. Ora ho più consapevolezza di me stesso. Questo viaggio ti fa capire quanto vali e cosa puoi dare». Menzione d’onore alla sua ragazza, «agli appunti che mi preparava in pausa pranzo e ai sabati sera trascorsi a ripassare inglese».
In classe anche Francesco Barasciutti, fotografo professionista, 56 anni. Ottico diplomato nel 1986, all’istituto professionale, ma niente maturità perché il papà si è ammalato ed è morto di leucemia. «Era fotografo, volevo continuare, ma ho sempre vissuto l’impossibilità di fare l’università come una frustrazione». Con sua figlia di 17 anni, che studia meccatronica al diurno, dice scherzando che si confrontiamo i voti. Barasciutti ha esposto i suoi scatti alla Biennale di Venezia del 1995 e in quella del 2011, eppure mancava un pezzo. «Ho conosciuto docenti straordinari senza mai avvertire la differenza d’età con i compagni di banco come un limite, anzi. Il cervello diventa giovane».
Mirko Scattolin, 39 anni di Marghera, aveva abbandonato gli studi «da giovane e scapestrato, dopo essere stato più volte bocciato», si fa le pulci. Poi è stato spedizioniere doganale, carrozziere, manodopera nell’allestimento di spettacoli. Ora è al garage San Marco e fa l’illustratore freelance con soddisfazioni in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Grecia. «Mi mancavano due anni», riallaccia il filo del discorso, «il mondo dell’illustrazione al giorno d’oggi è molto in digitale, volevo riguadagnare la pratica con le tecniche tradizionali».
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