Marghera, riqualificazione del capannone abbandonato dove sono morti tre senzatetto: «Via quel buco nero»
La giunta di Venezia approva una delibera per sbloccare il recupero dell’edificio incompiuto di via Brunacci, a Ca’ Emiliani, dove tre persone senza dimora sono morte annegate in meno di un anno. Il progetto prevede la possibilità di realizzare un nuovo capannone commerciale nell’area del Parco Panorama

«Togliamo un buco nero, saniamo una vicenda urbanistica annosa e introitiamo 300 mila euro nelle casse comunali. Ma soprattutto evitiamo altre morti». Simone Venturini sintetizza così l’obiettivo della delibera, approvata ieri in giunta, per sbloccare la riqualificazione del fabbricato incompiuto di via Brunacci, nell’ex PIP di Ca’ Emiliani a Marghera.
È il capannone mai ultimato dove tre persone sono morte in meno di un anno (tra l’estate del 2025 e giugno 2026). Persone senza dimora annegati nelle vasche piene d’acqua dell’edificio abbandonato dove avevano trovato rifugio.
Ora il provvedimento, presentato dall’assessore all’Urbanistica Paolo Romor, passa all’esame del consiglio comunale. Ma la delibera interviene per risolvere un blocco urbanistico che durava da troppo tempo. Sull’area, oggi concessa in diritto di superficie a una società privata, insiste un fabbricato ad uso artigianale realizzato solo parzialmente e mai utilizzato. «Avviamo il percorso amministrativo per sbloccare finalmente una situazione che si trascina da troppo tempo e che, purtroppo, ha favorito anche gravi episodi di cronaca», conferma Romor.
La proposta approvata dalla giunta consentei, una volta ottenuto il via libera del Consiglio comunale, alla società interessata di presentare l'istanza di Permesso di Costruire per riqualificare l'ambito e destinarlo ad attività commerciali, nei limiti previsti dagli strumenti urbanistici vigenti. Contestualmente, la società potrà procedere all'acquisizione in proprietà del lotto. Il punto centrale del provvedimento riguarda proprio il superamento, per questo specifico caso, del vecchio obbligo di completare prima il fabbricato artigianale incompiuto e soltanto successivamente procedere all’acquisto dell’area, come prevedeva il vecchio Pip mai attuato.
Con questa soluzione potrà nascere un nuovo capannone commerciale nell’area del Parco Panorama. Evitando di proseguire nell’abbandono di uno spazio diventato rifugio di sbandati. Il sindaco inserisce la decisione in una strategia di recupero di aree dismesse, superando vecchi ostacoli burocratici e stimolando nuovi investimenti.
«Continua il nostro impegno per chiudere i tanti buchi neri cittadini, che invece devono diventare opportunità di riqualificazione e sviluppo», dice. «L’obiettivo è creare le condizioni perché quest'area possa essere recuperata in modo definitivo e tornare ad avere una funzione, superando un'incompiuta che non ha prodotto alcuna utilità per il territorio» .Proprio negli ultimi mesi sono stati compiuti passaggi amministrativi significativi su diverse operazioni urbanistiche. È il caso del Terraglio Nord, dove la giunta ha recentemente dato il via libera alla proposta di approvazione definitiva della variante urbanistica, con la previsione di nuove aree verdi, parcheggi e collegamenti ciclopedonali. Ora la palla passa al consiglio comunale. La giunta rivendica di aver messo in moto vari percorsi: nel centro di Mestre è avanzato il percorso di recupero dell’ex Umberto I, mentre la variante, già approvata, per gli ex Magazzini Campana e l’ex Telecom «ha consentito di superare un ulteriore passaggio urbanistico per la trasformazione di due complessi da tempo al centro dell'attenzione cittadina».
Operazioni differenti ma per Venturini «accomunate dalla volontà di intervenire su parti di città che necessitano di essere recuperate e valorizzate attraverso un rapporto proficuo tra iniziativa privata, pianificazione pubblica e miglioramento della qualità urbana».
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