Mammografia prima alleata delle donne, ma a Venezia il 40% non aderisce allo screening

L’Usl nel 2025 ha invitato 65 mila over 45 a fare l’esame, hanno risposto in 39 mila. Selle: «La prevenzione è vita»

Maria Ducoli
Il trifoglio rosa al carnevale
Il trifoglio rosa al carnevale

A volte basta poco, pochissimo. Basta un gesto semplice, un controllo gratuito, accessibile, sicuro, per salvarsi la vita. In fatto di screening oncologici, quel gesto - una mammografia, un test per il colon retto, un pap test - può fare la differenza tra un tumore scoperto troppo tardi e una diagnosi precoce che salva. A ribadirlo, anche l’équipe del Servizio di igiene e sanità pubblica (Sisp) dell’Usl 3, guidato da Vittorio Selle.

«Spesso cerchiamo cose strane che ci salvino la vita e ci dimentichiamo degli strumenti che abbiamo già a disposizione», dice, «sicuramente le innovazioni nella sanità sono centrali, ma è fondamentale conoscere le possibilità che ci sono». Se nell’Ottobre in Rosa, dedicato alla prevenzione contro il cancro al seno, i riflettori sono puntati sullo screening mammografico, l’attività del servizio prosegue instancabilmente per tutto l’anno.

Perché la prevenzione, ricorda Selle, non si ferma mai. Eppure, molte donne ancora oggi non aderiscono alla campagna. Perdendo, in certi casi, tempo prezioso. Tempo vitale.

Più donne, più presto

Dal 2025, sei regioni - Basilicata, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto – offrono lo screening mammografico completo dai 45 ai 74 anni. Prima è, meglio è. In tutte le altre, l’accesso è ancora limitato alla fascia 50-69. Ma la sanità, e Selle lo conferma, da sola non basta: servono politiche giuste che mettano il welfare al centro.

La svolta era attesa da anni e, subito, ha portato i suoi frutti. Numeri alla mano, la dottoressa Melania Lorio, referente degli screening oncologici per il servizio dell’Usl 3, fa sapere che lo scorso anno il Sisp ha invitato a sottoporsi alla mammografia 3.200 quarantacinquenni, a cui vanno aggiunte altre 61.787 ultracinquantenni, per un totale di quasi 65 mila donne.

«Non si tratta solo di un test», fa presente Lorio, «in caso di anomalie viene attivato il percorso di approfondimento con gli screening di secondo livello, che si basano sull’ecografia e su altre indagini specialistiche dopodiché, in caso di positività, la donna viene presa in carico dalla Breast Unit».

L’adesione ancora bassa

Nonostante gli sforzi in campo, la campagna comunicativa e le iniziative per intercettare sempre più donne, nonostante il rispetto degli obiettivi regionali, l’adesione totale è ancora lontana dai numeri auspicati. Su 65 mila donne a cui è stata inviata la lettera dell’Usl a casa, solo 39.940 hanno preso appuntamento per la mammografia. Fa ben sperare, invece, la risposta delle più giovani: sono state quasi 2.200 le quarantacinquenni che si sono sottoposte allo screening, con una copertura che si aggira intorno al 78%.

«La speranza», precisa Selle, «è che i numeri dell’adesione siano leggermente più alti perché alcune decidono di rivolgersi a strutture private non convenzionate, di cui quindi non siamo a conoscenza di eventuali screening effettuati».

Complessivamente, l’Usl 3 ha ampiamente superato l’obiettivo regionale che prevede una copertura del 60%, arrivando al 76%. Lo scoglio, però, spesso è anche linguistico e culturale: il servizio conferma di far spesso fatica a intercettare quella fetta di donne straniere, residenti perlopiù in terraferma.

«In questo senso fare quadrato con le associazioni che si occupano di integrazione è fondamentale per cercare di fare venire da noi», spiegano i medici.

Doppia lettura e casi sospetti

«Il nostro punto di forza», spiega l’équipe degli screening oncologici, «è la doppia lettura, che i centri privati non fanno. Le immagini vengono viste da due radiologi specializzati, se anche solo uno dei due crede che ci sia bisogno di fare un approfondimento, la donna viene chiamata». Lo scorso anno, sono state 2.383 le sospette positive che sono state inviate ai controlli di secondo livello, a cui ne vanno aggiunte altre 469 arrivate su indicazione del medico di base.

Le diagnosi precoci

Sono state 285 le diagnosi precoci effettuate nel 2025 grazie allo screening, tutte inviate quindi alla Breast Unit.

Numeri, dietro i quali ci sono vite stravolte dall’oggi al domani, donne che si sono ritrovate nello tsunami di una diagnosi di cancro al seno, che hanno iniziato non senza paura cicli di terapie, che si sono sottoposte a interventi. Perché di cancro al seno si può morire ma, soprattutto se la diagnosi avviene per tempo, si può anche guarire. E lo screening è il primo alleato delle donne.

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