«L'Usl 3 cancelli la parola razza dai moduli»

MESTRE. Moduli Usl, spunta la parola razza. A rilevare l’episodio sono i consiglieri regionali Piero Ruzzante (Liberi E Uguali) e Patrizia Bartelle (Lic), che hanno gridato allo scandalo mettendo per iscritto in un’interrogazione quanto accaduto a una famiglia del territorio.
«La segnalazione mi è giunta da un genitore» spiegano i consiglieri regionali, «il quale, compilando un modulo della neuropsichiatria infantile del distretto socio sanitario di Favaro, si è trovato di fronte alla richiesta di specificare la razza/etnia della figlia. Il modulo serviva per la raccolta dati e la valutazione della bambina per l'accesso alla prima visita dello specialista di neuropsichiatria infantile». Le parole, però, possono essere pietre e in questo caso, razza o etnia sono due termini che si richiamano a campi semantici differenti. Ruzzante ha così presentato un’interrogazione a risposta immediata insieme alla collega Bartelle per chiedere alla Giunta regionale di «eliminare la dicitura ‘razza’ da tutti i moduli delle Usl venete».
«Voglio ricordare» aggiunge l’esponente di Liberi e Uguali «che poco meno di un anno fa il Consiglio Regionale ha votato a larghissima maggioranza una mia mozione che impegnava la Giunta a eliminare la dicitura ‘razza’ nei referti medici delle Usl, proprio perché c’era ancora». «Si tratta di un termine assolutamente inutile ai fini medico-diagnostici» conclude Piero Ruzzante «che può essere mal interpretato, perciò auspico che la Giunta provveda ad eliminarlo non solo dai moduli della neuropsichiatria infantile, ma anche da tutti gli altri documenti delle Usl venete in cui fosse ancora presente».
L’Usl ha risposto prontamente, spiegando che la parola “razza” non esiste in un nessun modulo, casomai l'etnia può essere utile nelle rilevazioni statistiche delle persone che vengono curate. «Il termine “razza” non è utilizzato nella modulistica della nostra Neuropsichiatria infantile, poiché inutile e anzi privo di senso in un’analisi medica» chiarisce la dottoressa Maria Cristina Mambelli, responsabile della Unità “Infanzia, Adolescenza e Famiglia” dell’Usl 3 Serenissima.
«Corretta è invece la rilevazione dell’ “etnia” di appartenenza dell’utente, dato - questo sì - utile all’analisi clinica, privo di qualsiasi caratterizzazione discriminatoria, e peraltro necessario alle periodiche rilevazioni statistiche degli organi di controllo sociosanitari».
Ruzzante insiste e precisa: «Niente affatto. Sta scritto così, c’era nelle ricette rosse, c’era nei referti ed evidentemente c’è ancora in alcuni moduli: forse sono rimasti dei refusi in alcuni dipartimenti, altrimenti non mi esporrei in questo modo. Il termine, ripeto, è offensivo e inutile, specialmente a 70 anni dalle Leggi razziali. Che valenza ha? Cosa si risponde “razza caucasica” o ancora “bastarda” come ha detto ironicamente un collega?».
Ad essere convinto di quello che ha letto il genitore in questione. «Ero con mia moglie, abbiamo letto bene tutti e due, lo ricordo come fosse adesso, c’era scritto razza o etnia: ci siamo guardati, mia moglie mi ha detto di non arrabbiarmi. Ero infastidito, ho lasciato in bianco, ho consegnato il foglio ed è stato inserito nella cartella. Forse si accorgeranno che non è compilato. Sta di fatto che possono dire che non è vero, ma non è così. L’importante è che lo tolgano, il resto non ci interessa». —
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