Il comunicato dell'Usl 3: Il termine razza è solo in un test prodotto da altri
L'azienda sanitaria è costretto a usare un test scientifico particolare per non invalidare il risultato degli esami

MESTRE. Con l’intento di chiarire i termini del problema, l’Usl 3 Serenissima torna sul tema dei moduli dei propri servizi e sul presunto utilizzo del termine “razza”.
Come l’Azienda sanitaria ha già sottolineato, in nessuno dei moduli utilizzati presso la Neuropsichiatria infantile dell’Usl 3 il temine “razza” viene utilizzato, né con finalità cliniche né con finalità statistiche. A queste ultime, si assolve con la registrazione della “nazionalità” dell’utente, dato evidentemente significativo nel rapporto con l’utente e nella presa in carico dello stesso.
L’Azienda sanitaria Ulss 3 assolve quindi all’indicazione di non utilizzare, nella propria modulistica, un temine – “razza” – considerato ormai comunemente non utile e non necessario, oltre che foriero di reminescenze che possono ingenerare equivoci e far supporre un intento discriminatorio.
Presso i servizi della Neuropsichiatria infantile dell’Ulss 3 viene utilizzato, quando necessario, il test “Child Behavior Check-List” (CBCL) di Thomas M. Achembach, un questionario internazionale validato nel 2001 da tre istituti universitari, utilizzato a livello mondiale per un approfondimento clinico del comportamento del minore durante l'iter diagnostico, che come tale non è suscettibile di modifiche da parte degli enti che lo somministrano.
E’ all’interno di questo questionario scientifico che, nell’ambito delle indicazioni demografiche preliminari, viene utilizzato il termine “razza” entro una casella in cui si chiede di evidenziare “gruppo etnico o razza del bambino”.
Il test “Child Behavior Check-List” (CBCL), strumento importante per la valutazione dei comportamenti del minore tradotto in 90 lingue, è utilizzato nella versione italiana a cura di Alessandra Frigerio. La compilazione del test, che non è modificabile pena l’impossibilità di utilizzarlo per le finalità statistiche e di analisi, è suggerita al genitore – o comunque all’adulto che accompagna il bambino – che vi aderisce in piena libertà e nella misura che ritiene.
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