Lunga esposizione all’amianto risarcita la figlia di un lagunare

Oltre 50 anni fa, tra il 1963 e il 1964, aveva prestato servizio nel reggimento dei Lagunari. Nei giorni scorsi, il Tribunale di Milano ha riconosciuto che il mesotelioma pleurico che lo ha ucciso nel 2017 è correlato all’esposizione all’amianto in quei due anni di servizio a Venezia. Fibre cancerogene allora presenti anche nella coibentazione dei mezzi militari da sbarco e da trasporto.

Ora quel militare è stato riconosciuto dal Tribunale «vittima del dovere» e il giudice ha stanziato per sua figlia un risarcimento di 200 mila euro, più un vitalizio mensile complessivamente di 1500 euro, che percepirà per tutta la vita, con gli arretrati dalla morte del genitore.

Ne dà notizia - attraverso l’Ansa - l’Osservatorio nazionale amianto presieduto da Ezio Bonanni, anche legale della donna nella causa intentata contro il ministero della Difesa. Per ora si tratta del solo dispositivo decisionale, mentre le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni. Il Tribunale ha accertato che «il decesso è riconducibile a causa di servizio» e ha condannato il ministero alla liquidazione «dell'equo indennizzo e delle prestazioni previdenziali» a favore della figlia «orfana di vittima del dovere».

Sono alcune decine - ricorda Bonanni - «le vittime di malattie professionali» correlate alla presenza di amianto «tra coloro che hanno svolto servizio nei Lagunari» e l'Osservatorio «è riuscito a dimostrare che i battaglioni Marghera, Piave e Isonzo avevano i mezzi da sbarco e di trasporto coibentati con amianto, e che la diversa componentistica era anche in amianto friabile». Anche le «strutture a terra erano caratterizzate da materiali contenenti la fibra killer e all’epoca furono utilizzate anche pezze e guanti di amianto, necessarie per poter sostituire le canne della mitragliatrice M-42/59 che, dopo poche raffiche, si surriscaldavano». Dal 2000 la messa in sicurezza e le bonifiche. —

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