«L’investitore non è risultato serio pronti a valutare altri progetti»

Il sindaco di Musile, Silvia Susanna. «All’inizio i presupposti c’erano  Confidavamo in Tamraz, ma anche lui poi ha avuto dei dubbi» 

L’INTERVISTA

Era il novembre 2018 quando, allo scadere della quarta proroga senza che la Antonio Sv avesse firmato la convenzione con il Comune, la sindaca Silvia Susanna annunciò lo stop al progetto. Era la parola fine a due anni di tira e molla tra gli investitori e la sindaca che, pur favorevole al progetto, aveva setacciato ogni documentazione.

Quando avete capito che non si poteva più andare avanti?

«Avevo ricevuto delle segnalazioni da parte di soggetti che avevano avuto dei contatti lavorativi con gli investitori circa il fatto che non stessero mantenendo gli impegni. E anche nei confronti del Comune l’atteggiamento non era sempre cristallino. Mi sono attivata per fare delle verifiche personali. Trattandosi di un intervento importante nel nostro paese, avevo bisogno di capire cosa sarebbe successo. Ho svolto delle verifiche attraverso gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione. Abbiamo preso per mano tutta la documentazione insieme agli uffici comunali e ho chiesto anche dei consigli legali. Ci siamo confrontati e abbiamo capito che c’erano dei problemi».

All’improvviso è comparso il petroliere Roger Tamraz.

«Se avesse fatto l’intervento lui, avremmo appoggiato in pieno il progetto. Con Tamraz avevo parlato personalmente, avevo incontrato i suoi consulenti. Ma lo stesso Tamraz a un certo punto ha manifestato dubbi, che mi aveva anche scritto. Per cui è stato per me evidente che questo progetto poteva risultare pericoloso e deleterio per la città».

E avete detto basta.

«Abbiamo fatto tutti i passaggi per tutelarci nel rispetto della normativa».

C’è del rammarico?

«Se avessimo avuto di fronte un investitore serio e un progetto meritevole, saremmo andati avanti con tutte le nostre forze. Ma le verifiche fatte hanno portato ad altre conclusioni. All’inizio ero io stessa una sostenitrice del progetto, perché i presupposti c’erano tutti. Se domani ci venisse presentato un altro investimento importante nel nostro territorio, che creasse posti di lavoro, con un investitore serio che fa le cose a modo, allora ben venga».

Agrivillage nasceva sul presupposto di riqualificare l’area degradata degli ex allevamenti Bisiol, che Antonio Sv avrebbe dovuto acquisire. Ora che ne sarà?

«Quei terreni non sono di proprietà del Comune, ma di privati. Per quanto ne sappiamo gli investitori non hanno rispettato gli accordi neppure con il proprietario privato dell’area». —



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