«Lei mi provocava e ha preso il coltello»

Così Moses dopo il brutale delitto ha cercato di discolparsi. Poi la furia omicida confermata dalle ferite, tre quelle mortali

/ concordia

«È stata lei a provocarmi, a venire in cucina a prendere un coltello e a minacciarmi. A quel punto i ho reagito, le ho preso il coltello e l’ho colpita». Sono passate poche ora da quando Moses Osagie, 41 anni, ha ucciso la moglie Victoria Osagie di 34 anni, con almeno 12 coltellate e l’uomo si difende così mentre viene interrogato dal pm Carmelo Barbaro. Allo stesso magistrato ha ribadito che le liti scoppiavano sempre per lo stesso motivo: la donna, secondo il marito aveva una relazione extraconiugale. È presente all’interrogatorio l’avvocato Sergio Gerin, legale di fiducia dell’omicida.

Il nigeriano, prima di finire in carcere, con l’accusa di omicidio volontario, ammette le sue responsabilità, anche se cerca di scaricare sulla moglie la provocazione. Naturalmente particolare da accertare: se anche fosse vero cambierebbe poco. Di certo quello che fino a oggi hanno rilevato carabinieri e medico legale, intervenuti sul posto, consente di ricostruire un delitto atroce commesso con ferocia. E per di più davanti a due dei tre figli minori.

La ricostruzione del delitto sgomenta per l’efferatezza dell’uomo nell’infliggere le coltellate alla mamma dei suoi figli. Moses, una volta afferrato il coltello da cucina, colpisce la moglie sul torace e sull’addome. Quando lei scappa la insegue lungo le scale che portano ai piani superiori, e continua ad accoltellarla alle spalle. Utilizza un coltello da cucina, ma pure un punteruolo. Quando Victoria cade a terra agonizzante e il sangue esce copioso dalle ferite, il marito torna in cucina e dopo averlo pulito, ripone il coltello usato per uccidere, nel cassetto. Poi lancia in cortile il punteruolo. I carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli non trovano subito le armi del delitto. Il punteruolo successivamente viene rinvenuto ancora sporco di sangue, dal cassetto della cucina i carabinieri di Portogruaro preleveranno più di un coltello per stabilire con precisione quello usato per massacrare la donna.

Dal primo sopralluogo cadaverico e in attesa dell’autopsia emerge un ulteriore elemento che conferma la ferocia dell’uomo: diverse delle ferite sono lacerate perché Moses, dopo aver conficcato la lama, la muove facendola ruotare. Almeno tre delle ferite sarebbero mortali. Il medico legale ha contato almeno dodici colpi inferti in varie parti del corpo. Uno anche al cuore. Ma quasi sicuramente sono di più e alcuni sullo stesso punto del corpo.

Ci sarebbero due testimoni del delitto, oltre ai figli della coppia. Si tratta di connazionali di cui uno ospite fisso della famiglia. Avrebbero detto di aver provato a convincere l’uomo a fermarsi. Ma non ci sono riusciti. Saranno eseguiti degli esami per capire se l’assassino, vista anche la ferocia con cui ha agito, era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o farmaci, oltre all’alcol che evidentemente aveva bevuto in quantità notevoli.

Per il momento gli elementi raccolti dagli investigatori dell’Arma sono solo delle aggravanti a carico dell’uomo. —

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