L’«azzurrità» nascosta nei versi di Roberto Lamantea

La nuova raccolta di liriche del poeta e giornalista, quasi un diario intimo. Il sesto lavoro, uno tra i meglio riusciti

VENEZIA. È l'azzurro il colore di Roberto Lamantea, e l'azzurrità è una categoria dello spirito e dell’estetica che gli è familiare e che affida ai suoi versi, coniugandola: “Ti respiro azzurrità/le vene di vetro e i capelli/di una candela./Azzurrità sei la mia culla/allacci alla gola/vocali e vascelli/e arpe”.

E Delle vocali l'azzurrità è appunto il titolo della sua ultima raccolta di liriche - la sesta, (Manni editore) – in cui propone poesie scritte negli ultimi anni, tutte meticolosamente indicate con l’ora e il minuto della composizione, quasi a fissarne per sempre il momento dell'ispirazione. Roberto, padovano trapiantato tra la laguna, Mestre e Mirano, è un bravo cronista e critico di questo giornale sin dai suoi primi anni di vita. Ma in lui, vibra, da sempre, un’autentica passione per la poesia, per la sua capacità rigeneratrice e consolatrice, per il valore taumaturgico della parola in cui si invera.

C’è in lui una vena intimista, apparente minimale, ma in realtà fatta di un filo d’acciaio sotteso ad essa, che la rende densa, pregnante, capace di scavare a fondo in se stessi, senza sconti, per trarne versi in cui tutti, in parte, possono riconoscersi. Come in una delle liriche più intense e spietate della raccolta: “Buonanotte, mia solitudine./Buonanotte a te./Buonanotte all’ultimo raggio/della lampadina elettrica./Buonanotte a quella luce/malata di nuvole/che ti dice svégliati, è ora./Buonanotte ai sogni/batuffoli ghiacciati che sfumano in un caffè./Buonanotte ai sogni che farò/ignari di non essere vivi./Buonanotte al legno del letto./Buonanotte a me, al mio/molle/arrendermi”.

O nell’elegia dedicata al suo gatto Ghost, prototipo di tutti i gatti che sanno assistere gli animi sensibili e per ciò necessariamente un poco solitari e compagni quasi obbligati dei poeti: “Sei un gatto grigio/ma è bianco il tuo meridiano./Sei/asimmetrico nella mia vita,/un prisma convesso/che frantuma il mio ordine./Sei tu il poeta/il gambo rovesciato del canto”. Sono, quelle di Roberto Lamantea, poesie-diario, che ci accompagnano docili, come direbbe Claudio Magris, tra utopia e disincanto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia