L’associazione Agata «Sì al codice anti abusivi no alle fosse settiche»
Sì al codice identificativo per le case in affitto turistico. No, al ventilato obbligo di adeguare le fosse settiche per gli appartamenti ad affitto breve.
Così Agata - l’associazione che rappresenta centinaia di proprietari - commenta la riforma delle affittanze turistiche, presentata nei giorni scorsi dalla giunta regionale e ora al vaglio del Consiglio.
Dichiarandosi a favore della lotta all’abusivismo, ci sono alcuni suggerimenti che l’associazione manda alla Regione.
Agata approva così il progetto di abbinare ad ogni alloggio un codice, per renderlo tracciabile attraverso i diversi siti di prenotazione, ma è contraria all’obbligo di introdurre le fosse settiche: «Le locazioni turistiche non rientrano tra le attività produttive», «imporre la fossa settica sarebbe un escamotage che di sicuro andrebbe a ridurre in modo consistente il numero delle locazioni turistiche, ma che aprirebbe lungaggini e contenziosi inutili».
Sul punto, c’è da dire, che la Regione ha chiarito che l’obbligo di adeguamento riguarderebbe gli immobili sottoposti a ristrutturazioni che ne aumentino la capacità di accoglienza, escludendo le abitazioni che non subiranno modifiche.
Detto questo, Agata avanza due proposte anti-abusivi, «più efficaci e immediate»: l’obbligo della dichiarazione di agibilità e di apertura di una partita Iva per coloro che fanno locazione turistica in modo imprenditoriale. «L'agibilità ora come ora non è richiesta e questo è una follia. Diamo delle regole che si possano seguire», dice il presidente di Agata Massimo Maccatrozzo, «inseriamo l'obbligo di agibilità e facciamo fatturare. L’abusivismo più frequente è quello di chi, registrato il suo appartamento, poi dichiara la metà delle locazioni: se sono privati i loro conti correnti non sono controllabili. Con la partita Iva le cose cambierebbero perché i pagamenti con bonifici o altre forme non contanti sarebbero controllabili. Infine, si faccia in modo che anche Airbnb rispetti le leggi italiane. Ogni intermediario immobiliare riscuote e versa da più di un anno la cedolare secca all'Agenzia delle Entrate. Airbnb ancora non lo fa». —
Roberta De Rossi
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