Lacrime e palloncini per l’addio a Vanessa

SCORZÈ
Quei palloncini bianchi lanciati al cielo e le parole scritte da nonna Maria hanno commosso tutti. Hanno commosso quelle centinaia di persone che ieri mattina hanno riempito la chiesa di Scorzè per salutare Vanessa Favaro, la 21enne morta in casa alle 4 di mattina di lunedì per un arresto cardiocircolatorio.
Unico assente il papà Giancarlo: essendo reduce dal trapianto di fegato, i medici gli hanno impedito di presenziare. Negli ultimi anni, Vanessa si era occupata del genitore 24 ore al giorno, sacrificando anche la sua vita dopo il diploma professionale per parrucchiera.
C’erano, invece, la mamma Sonia, i fratelli Angela e Davide che, a fatica, hanno retto l’emozione nel vedere quella bara davanti all’altare. Il Comune ha voluto essere vicino alla famiglia con il sindaco Giovanni Battista Mestriner e la sua vice Nais Marcon. Una cerimonia toccante, con le musiche accompagnate dall’organo e da un violino.
Nell’omelia, il parroco don Massimo Gallina ha definito Vanessa «un esempio da seguire». «Si era dedicata a chi aveva bisogno» continua il sacerdote «lasciando da parte i sogni e i propri desideri. Era timida e altruista». Lo stesso don Massimo ha chiesto a Scorzè di rimanere vicini ai Favaro, perché da adesso in poi sarà il momento più delicato.
Il feretro, tra le lacrime dei presenti, è uscito sul sagrato della chiesa, dove è stato accolto dalla canzone “La notte” di Arisa e dalla commozione dei presenti; qui sono state letti dei pensieri, tra cui quello di nonna Maria attraverso le parole di un’amica di Vanessa. «I miei occhi non smettono di lacrimare» scrive la donna «mi manca il tuo sorriso. A me non resta che scrivere e vorrei abbracciarti ancora una volta. Sono orgogliosa di te».
E poi, da altri coetanei: «Non possiamo crede a cos’è successo», «Rimarrai sempre nei nostri cuori», «Una ragazza felice e soridente, una ragazza piena di speranza».
Tutti sono rimasti toccati per la storia di Vanessa, morta nel cuore della notte davanti ai genitori, ai fratelli e agli zii, residenti a fianco. Quei rantoli sentiti dal papà sono diventati fatali, nonostante i tentativi di rianimarla prima degli stessi parenti e poi dai medici dell’ospedale di Mirano, arrivati sul posto con i carabinieri della locale stazione. Ma hanno solo potuto constatare il decesso. Nelle prossime ore la salma sarà cremata. —
Alessandro Ragazzo
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