La seconda Pasqua in Quaresima così al laguna ripiomba nel silenzio
la situazione
Stesso sole, stessa Pasqua. Un anno dopo, Venezia si presenta come dodici mesi fa, con Piazza San Marco deserta, i Giardinetti reali in piena fioritura, i barchini pronti per le gite nelle isole, i vaporetti vuoti.
Senza suoni, senza rumori, la città in zona rossa fino a domani concede minimi svaghi che in tempi pre pandemici sarebbero stati irrilevanti. Un caffè da asporto nei pochissimi bar aperti, una passeggiata alle Zattere o in riva alla Giudecca, la verniciata alla barca sotto casa. Qualche terrazza si prepara ad accogliere il pranzo di oggi in famiglia; spuntano sulle altane i cappotti dell’inverno messi a prendere aria; qualcuno ne approfitta per le pulizie di primavera.
Il silenzio accompagna un altro lungo ponte festivo perduto, come una perenne Quaresima. Praticamente nessun turista è arrivato in città, anche se qualche albergo era rimasto aperto, più per il costo e la fatica di chiudere di nuovo che non per la speranza di avere clienti.
Camminare, camminare molto, massimo in due, è stata l’unica concessione di un sabato disincarnato che è diventato quasi abitudine.
Piazza San Marco con i caffè chiusi, i tavolini accatastati sotto i teli di plastica, i musei sprangati, il campanile senza coda, le Procuratie senza vita, i negozi spenti, chi per ora, chi per sempre, Bacino San Marco senza taxi, senza moto ondoso, sono la rappresentazione di una Venezia identica a se stessa da un tempo ingannevole che ogni volta sembra sul punto di finire.
Martedì ritorna l’arancio, e si rincomincia daccapo, ma c’è chi non ha voluto rinunciare fino a fondo e anche ieri, preso dalla voglia matta di stare all’aria aperta, ha raggiunto il Lido per fare il pieno di sole. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








